La campagna invernale alla base Concordia: esplorando l’Antartide in condizioni estreme

La campagna invernale alla base Concordia: esplorando l'Antartide in condizioni estreme

La campagna invernale alla base Concordia: esplorando l'Antartide in condizioni estreme

Giada Liguori

Febbraio 21, 2026

Concordia, 21 febbraio 2026 – Dodici ricercatori, tra cui cinque italiani del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra), sei francesi dell’Istituto polare Paul-Émile Victor (Ipev) e una rappresentante dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), hanno dato il via oggi alla 22esima missione invernale alla base italo-francese Concordia, a oltre tremila metri di quota sul plateau antartico. La spedizione, guidata quest’anno dal glaciologo Gabriele Carugati dell’Università dell’Insubria, apre un nuovo capitolo nella lunga storia della ricerca scientifica italiana e internazionale in Antartide.

Un inverno duro tra ghiaccio e isolamento

Il gruppo resterà chiuso nella base Concordia per nove mesi, pronto a sfidare un ambiente estremo: tre mesi di buio totale, temperature fino a -80°C, venti gelidi e una pressione psicologica non da poco. “Sappiamo che sarà dura, ma anche che il nostro lavoro qui è importante”, ha detto Carugati poco prima della partenza. Il cambio di consegne con Riccardo Scipinotti dell’Enea, responsabile della missione estiva appena terminata, è avvenuto ieri mattina, tra controlli tecnici e saluti veloci.

Venti progetti tra ricerca e manutenzione

Durante la loro permanenza, il team si occuperà della manutenzione della stazione e porterà avanti 21 attività scientifiche. Spiccano sette progetti di biomedicina coordinati dall’Esa, dedicati a studiare come isolamento e condizioni estreme – simili a quelle dello spazio – influenzano corpo e mente dei membri della spedizione. “Concordia è un laboratorio naturale unico per capire come reagisce l’uomo in vista di missioni spaziali future”, ha spiegato una portavoce dell’Esa.

Un lavoro di squadra tra enti e finanziamenti

La missione è finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con il coordinamento scientifico affidato al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). L’organizzazione pratica nelle basi antartiche è gestita da Enea, mentre l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) si occupa della nave da ricerca Laura Bassi. Un intreccio di competenze che, come sottolineano i responsabili del Pnra, “assicura all’Italia un ruolo di primo piano nella ricerca polare internazionale”.

Si chiude la 41esima missione estiva alla base Mario Zucchelli

Mentre parte l’invernale a Concordia, si è conclusa la 41esima missione estiva del Pnra alla base Mario Zucchelli. Qui sono state portate avanti 14 attività scientifiche, tra progetti e osservatori permanenti su temi come climatologia, sismologia, geodesia, geomagnetismo, studio dell’alta atmosfera, attività solare, vulcanismo, cambiamenti delle comunità microbiche, permafrost e vegetazione. “La base ha ospitato due progetti internazionali Polarin”, ha spiegato Nicoletta Ademollo, coordinatrice scientifica della spedizione. “Abbiamo studiato l’evoluzione della criosfera, analizzato il drenaggio della calotta glaciale, le variazioni stagionali della velocità dei ghiacci e le interazioni con l’atmosfera”.

La nave Laura Bassi prosegue le ricerche fino a marzo

Non si ferma invece il lavoro a bordo della nave rompighiaccio Laura Bassi, impegnata fino a marzo con circa 30 persone tra ricercatori e tecnici. Cinque i progetti in corso, che spaziano dall’oceanografia alla biologia marina. Secondo l’Ogs, “le condizioni meteo restano difficili, ma il programma va avanti senza problemi”.

Mentre il sole scompare dietro l’orizzonte antartico e la temperatura scende sotto i -70 gradi, la comunità scientifica italiana, insieme a partner francesi ed europei, rinnova il proprio impegno per capire i grandi cambiamenti climatici e ambientali del pianeta. Un lavoro silenzioso, lontano dai riflettori, ma essenziale per il futuro di tutti.