Nordio svela la riforma che sblocca il potere dei magistrati oltre le correnti

Nordio svela la riforma che sblocca il potere dei magistrati oltre le correnti

Nordio svela la riforma che sblocca il potere dei magistrati oltre le correnti

Matteo Rigamonti

Febbraio 21, 2026

Bologna, 21 febbraio 2026 – Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha scelto Bologna per rilanciare la necessità di una svolta nel sistema giudiziario italiano. Ieri pomeriggio, durante l’incontro pubblico intitolato “Non c’è sicurezza senza giustizia”, tenutosi nel cuore della città, Nordio ha parlato di riforma della magistratura e delle tensioni all’interno del Consiglio superiore della magistratura. Ha messo in luce come l’attuale sistema rischi di penalizzare quei magistrati che non sono legati alle correnti.

La riforma della magistratura: un’occasione per premiare il merito

La riforma vuole dare spazio a tanti magistrati bravi, preparati e impegnati che finora, non essendo iscritti a una corrente, non hanno avuto chance di prendere incarichi di rilievo”, ha detto Nordio davanti a un pubblico formato da operatori del diritto, studenti e cittadini. Il ministro ha sottolineato come il sistema delle correnti, che esiste da decenni nella magistratura, sia un vero freno per valorizzare le capacità di ognuno. “Se non fai parte di una corrente o non hai un riferimento, è dura puntare a certi incarichi”, ha aggiunto, lasciando trasparire una certa frustrazione per una situazione che, a suo avviso, è sotto gli occhi di tutti.

Nomine nel CSM, il nodo che blocca la meritocrazia

Per Nordio, il problema si vede soprattutto quando si tratta di assegnare i posti di vertice nel Consiglio superiore della magistratura. “Spesso si aspetta che si liberino più posti per piazzare il rappresentante di una certa corrente”, ha spiegato il ministro. Una prassi ormai consolidata che, secondo lui, limita le possibilità di chi preferisce restare fuori dalle logiche delle correnti. Diversi osservatori presenti hanno notato come questa situazione rischi di aumentare la sfiducia, sia tra gli addetti ai lavori che nell’opinione pubblica.

Clima in sala: attenzione e qualche applauso

L’intervento di Nordio è stato seguito con interesse e qualche segno di approvazione. Alcuni magistrati in pensione, seduti nelle prime file, hanno commentato sottovoce: “Era ora che qualcuno ne parlasse”. Altri hanno preferito restare in silenzio, ascoltando senza intervenire. Tra il pubblico anche giovani praticanti e studenti di giurisprudenza, molti con il taccuino in mano per annotare le parole del ministro. L’atmosfera è rimasta composta, quasi sospesa, interrotta solo da qualche applauso a fine intervento.

La riforma e il futuro: più trasparenza e opportunità

Nordio ha ribadito che l’obiettivo della riforma è portare più trasparenza e meritocrazia nelle nomine. “Non è una battaglia contro le associazioni”, ha precisato, “ma un modo per restituire dignità e opportunità a chi lavora con passione senza cercare appoggi”. Fonti del ministero indicano che il testo della riforma dovrebbe arrivare in Parlamento entro la primavera. Non sono mancati quesiti dal pubblico su tempi e ostacoli. “Sappiamo che il percorso sarà difficile”, ha ammesso Nordio, “ma è un passo inevitabile”.

Un tema caldo che divide la magistratura

Il dibattito sulle correnti resta acceso. Da una parte chi le difende come garanzia di pluralismo e democrazia; dall’altra chi le vede come un blocco per le carriere. In questo clima, le parole del ministro hanno riacceso la discussione anche tra gli addetti ai lavori. “Serve coraggio per cambiare”, ha confidato un giovane magistrato bolognese a margine dell’incontro. Resta da vedere se la riforma riuscirà davvero a mettere in discussione meccanismi considerati da molti superati.

Intanto, in attesa dei prossimi passaggi parlamentari, la questione resta aperta. E per un giorno Bologna è stata al centro del dibattito su uno dei nodi più delicati della giustizia italiana.