Milano, 21 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha preso di nuovo quota questa mattina sui mercati delle materie prime. Il WTI (West Texas Intermediate) con consegna a marzo è salito a 67,05 dollari al barile, +0,93%, mentre il Brent ad aprile ha toccato quota 72,12 dollari al barile, con un rialzo dello 0,66%. Dietro questo movimento, secondo gli operatori, ci sono le tensioni in Medio Oriente e le previsioni di una domanda in ripresa nei prossimi mesi.
Petrolio in salita: cosa sta succedendo
Tra le 8 e le 9 del mattino, i mercati di Londra e New York hanno visto un aumento costante delle quotazioni. Gli esperti di Goldman Sachs spiegano che “le ultime parole dell’OPEC+ sulla volontà di mantenere i tagli alla produzione fino a giugno hanno dato nuova spinta ai prezzi”. Ieri, a Vienna, la riunione tecnica dell’organizzazione ha confermato questa linea prudente dei grandi esportatori.
Ma non è solo politica. Fonti di mercato raccolte da alanews.it sottolineano che le tensioni tra Iran e Arabia Saudita continuano a pesare sulle aspettative degli investitori. “Ogni volta che la situazione nella regione si scalda, il mercato reagisce subito”, racconta un trader della City di Londra. E poi c’è la domanda globale: la ripresa industriale in Cina e India sta riportando i consumi ai livelli pre-pandemia.
Come reagiscono i mercati e l’economia
Il rialzo del prezzo del petrolio si fa sentire subito nelle borse europee e asiatiche. A Piazza Affari, il settore energia ha aperto in positivo: Eni e Saipem hanno guadagnato rispettivamente lo 0,8% e lo 0,5% nelle prime ore. “Gli investitori puntano a margini migliori per le compagnie petrolifere”, spiega un analista di Mediobanca. Ma il rovescio della medaglia è che i costi per le aziende manifatturiere e i trasporti rischiano di salire.
Secondo l’International Energy Agency, ogni aumento di un dollaro al barile si riflette sui prezzi alla pompa entro due settimane. In Italia, in 24 ore, la benzina è salita a una media di 1,89 euro al litro, con punte di 1,92 euro nelle stazioni autostradali tra Milano e Bologna. “Siamo preoccupati per l’impatto sui consumatori”, ammette Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.
Quali scenari per i prossimi mesi
Gli operatori restano cauti. Le stime di S&P Global parlano di una possibile stabilizzazione dei prezzi tra marzo e aprile, ma tutto dipenderà da come evolveranno le tensioni internazionali e le scelte dell’OPEC+. “Se la domanda continuerà a crescere e l’offerta resterà sotto controllo, il Brent potrebbe avvicinarsi ai 75 dollari”, dice un portavoce dell’agenzia.
Negli Stati Uniti, intanto, la produzione di shale oil rallenta. Il Dipartimento dell’Energia segnala che le trivellazioni attive sono calate del 2% rispetto a gennaio. Un dato che potrebbe mantenere alta la pressione sui prezzi globali.
Le reazioni e cosa aspettarsi
I governi europei tengono d’occhio il mercato. Il ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, ha detto ieri sera: “Monitoriamo la situazione giorno per giorno. Siamo pronti a intervenire, se serve, per proteggere famiglie e imprese”. La stessa preoccupazione arriva da altri Paesi Ue, che temono ripercussioni sull’inflazione.
Insomma, oggi più che mai, il prezzo del petrolio resta un termometro sensibile delle tensioni globali. Nelle prossime settimane capiremo se questo rialzo è solo un fuoco di paglia o l’avvio di una nuova fase di crescita per le materie prime energetiche.
