Scoperto il più grande catalogo di radiosorgenti cosmiche: 13,7 milioni di misteri da esplorare

Scoperto il più grande catalogo di radiosorgenti cosmiche: 13,7 milioni di misteri da esplorare

Scoperto il più grande catalogo di radiosorgenti cosmiche: 13,7 milioni di misteri da esplorare

Matteo Rigamonti

Febbraio 21, 2026

Amsterdam, 21 febbraio 2026 – Esce oggi sulla rivista Astronomy & Astrophysics un nuovo catalogo di radiosorgenti cosmiche che conta ben 13,7 milioni di oggetti: tra questi, nuclei galattici attivi, quasar, radiogalassie, supernovae e pulsar. È il censimento più vasto mai realizzato nel campo della radioastronomia. Dietro a questo risultato c’è il lavoro del consorzio internazionale Lofar, il grande radiotelescopio europeo con 25mila antenne sparse in dieci Paesi, con la partecipazione italiana dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Un traguardo che, secondo gli esperti, promette di rivoluzionare la nostra visione dell’Universo alle basse frequenze radio.

Una nuova mappa dell’Universo radio

Il catalogo LoTSS-DR3 (Lofar Two-metre Sky Survey Data Release 3) è la terza grande pubblicazione del progetto e triplica la copertura rispetto al censimento del 2022. Allora si erano contate quasi 4,4 milioni di sorgenti radio su poco più di un quarto dell’emisfero nord. Oggi la mappa si allarga molto di più, grazie a oltre 13mila ore di osservazioni raccolte in dieci anni e a una quantità di dati superiore ai 18,6 petabyte.

“Questo risultato ci apre una nuova finestra sull’Universo alle basse frequenze radio”, spiega Gianfranco Brunetti, direttore dell’Istituto di Radioastronomia dell’Inaf e delegato italiano nel progetto Lofar. “Ci aspettiamo scoperte importanti e un forte impatto su tanti campi della ricerca astrofisica e cosmologica”.

Sfida gigantesca: tecnologia e calcolo

Gestire e analizzare una mole così enorme di dati non è stato facile. Gli scienziati hanno dovuto mettere a punto algoritmi automatici e precisi e affidarsi a una rete di supercomputer sparsi in tutta Europa. Per elaborare le osservazioni raccolte dalle antenne Lofar, distribuite principalmente nei Paesi Bassi ma anche in Germania, Francia, Regno Unito, Polonia, Svezia e Italia, sono servite oltre 20 milioni di ore di calcolo.

“È stata una sfida tecnologica enorme”, sottolinea Brunetti. “Solo grazie a questa rete europea e alla collaborazione tra i Paesi siamo riusciti a ottenere un livello di dettaglio così alto”. Il lavoro ha richiesto anni di sviluppo, test continui e miglioramenti costanti nei software e nella calibrazione dei dati.

Radioastronomia: nuove strade da esplorare

Il valore scientifico del catalogo LoTSS-DR3 è già sotto gli occhi di tutti. La combinazione di ampiezza, sensibilità e risoluzione delle osservazioni di Lofar permette agli astronomi di indagare fenomeni finora poco conosciuti o mai visti con questa precisione. Tra le radiosorgenti censite ci sono oggetti legati ai buchi neri supermassicci, ma anche resti di supernovae e pulsar a miliardi di anni luce di distanza.

Secondo i ricercatori, questo catalogo sarà uno strumento prezioso per capire l’evoluzione delle galassie, la formazione delle strutture cosmiche e i processi energetici che si svolgono nei nuclei galattici. “Siamo solo all’inizio dell’analisi di questi dati”, ammette Brunetti. “Ma già si vede come la radioastronomia stia cambiando volto”.

L’Italia protagonista nel progetto Lofar

L’Italia partecipa al progetto Lofar tramite l’Inaf, che mette a disposizione sia ricercatori sia tecnologie. Le antenne italiane si trovano soprattutto nella stazione di Medicina, vicino a Bologna, un nodo chiave della rete europea. Gli scienziati italiani sono impegnati nell’analisi dei dati e nello sviluppo degli algoritmi per l’elaborazione delle osservazioni.

“Far parte di questa impresa internazionale ci permette di formare giovani talenti e di portare avanti progetti all’avanguardia”, spiega Brunetti. “Il nostro contributo è riconosciuto in tutto il mondo”.

Uno sguardo nuovo sul cosmo

Il catalogo LoTSS-DR3 segna un passo avanti nella capacità degli astronomi europei – e non solo – di scrutare il cielo alle basse frequenze radio. Un lavoro che, come ricordano gli stessi ricercatori, richiederà anni per essere approfondito. Ma che già oggi regala una quantità senza precedenti di informazioni sull’Universo invisibile ai nostri occhi.