Berlinale 2023: il trionfo del tedesco Catak in un festival che abbraccia Gaza

Berlinale 2023: il trionfo del tedesco Catak in un festival che abbraccia Gaza

Berlinale 2023: il trionfo del tedesco Catak in un festival che abbraccia Gaza

Giada Liguori

Febbraio 22, 2026

Berlino, 22 febbraio 2026 – Si è chiuso ieri sera, tra tensioni e riflessioni, il sipario sulla 76esima Berlinale. A trionfare è stato il regista tedesco Ilker Çatak, che ha portato a casa l’Orso d’Oro con “Gelbe Briefe” (“Lettere gialle”), un racconto ambientato in Turchia sulla repressione di una famiglia di artisti da parte dello Stato. Un film che, come ha ricordato Wim Wenders sul palco, «è una premonizione inquietante su quello che potrebbe succedere anche da noi». In Italia arriverà grazie a Lucky Red.

Berlinale 2026, tra premi e polemiche

La serata finale, al Berlinale Palast di Potsdamer Platz, si è svolta in un clima carico di tensione, con le polemiche che hanno segnato il festival nelle ultime settimane ancora vive. L’Orso d’Argento, Gran Premio della Giuria, è andato a “Kurtuluş (Salvation)” del turco Emin Alper, che ha dedicato il premio ai palestinesi di Gaza, agli iraniani, ai curdi del Rojava e agli oppositori politici in Turchia: «Non siete soli», ha detto, accolto da un lungo applauso.

Nonostante le parole della direttrice artistica Tricia Tuttle, che alla vigilia aveva assicurato un festival “meno politico”, la serata ha confermato come il cinema resti uno spazio di confronto e impegno. Nei giorni scorsi, infatti, la giuria aveva scelto di non prendere posizione sul conflitto a Gaza, suscitando la reazione di molti artisti, culminata in una lettera aperta di protesta contro la Berlinale.

La direttrice Tuttle: “Criticare è parte della democrazia”

Sul palco, Tricia Tuttle è apparsa visibilmente provata dalle polemiche. «Criticare e parlare apertamente fa parte della democrazia, così come il disaccordo», ha detto a un pubblico attento. «Rispettiamo chi si espone: a volte ci vuole coraggio». E ha aggiunto: «La Berlinale resta un luogo dove, nonostante le differenze, si può sedere insieme al buio e guardare il mondo con gli occhi degli altri».

Le sue parole hanno aperto una serata in cui la politica è tornata protagonista, non solo nei film premiati, ma anche negli interventi dei vincitori delle sezioni collaterali.

Dal Medio Oriente, parole che scaldano

A far parlare sono state soprattutto le dichiarazioni di Marie-Rose Osta, vincitrice nella sezione cortometraggi con “Yawman ma walad (Someday a Child)”. La regista libanese ha raccontato la sua storia di un bambino con superpoteri, ma ha subito precisato: «I bambini di Gaza, della Palestina e del mio Libano non hanno superpoteri per difendersi dalle bombe israeliane».

Poco dopo è salito sul palco Abdallah Alkhatib, premio nella sezione documentari con “Chronicles From the Siege”. Con la bandiera palestinese in mano ha detto: «Un giorno avremo un grande festival cinematografico a Gaza, solidale con chi vive sotto assedio e dittature in tutto il mondo». Poi ha lanciato un messaggio a chi ha scelto il silenzio: «Ricorderemo chi ci è stato vicino e chi ha negato il nostro diritto a vivere con dignità».

Nel pubblico qualcuno ha urlato: «Liberate Gaza da Hamas». Un momento di tensione, seguito da un silenzio carico. Solo dopo la cerimonia è ripresa.

Wim Wenders: “Non è una gara, ma un’alleanza”

Nel mezzo di questo clima acceso, Wim Wenders, ospite d’onore, ha scelto toni più pacati. «Berlino è sempre stata un luogo politicizzato», ha ricordato. Poi si è rivolto agli attivisti: «Fate un lavoro necessario e coraggioso, ma non serve competere con noi. Le nostre lingue non devono scontrarsi».

Wenders ha sottolineato un punto chiave: «Il nostro linguaggio, il cinema, è vario. Ci sono tanti modi di raccontare quanti sono i registi». E ha aggiunto: «Le cause che condividiamo resistono meglio al vento impetuoso del consumo e della sovrabbondanza. Il cinema dura più a lungo dell’attenzione fugace che regala Internet».

Alla fine, Ilker Çatak, visibilmente emozionato, ha ringraziato Wenders: «Sei stato uno dei miei maestri». La platea si è alzata in piedi per un lungo applauso. Da Berlino, per quest’anno, è tutto.