Milano, 22 febbraio 2026 – Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo, un’area ben nota per lo spaccio di droga a sud-est di Milano. Le indagini indicano che il giovane è stato colpito alla testa da un colpo di pistola sparato da un agente di polizia durante un’operazione. L’episodio, avvenuto poco dopo le 19, ha sollevato molti dubbi sulle modalità dell’intervento e sui rapporti tra forze dell’ordine e pusher in quella zona.
L’agente Cinturrino nel mirino degli investigatori
Al centro dell’inchiesta c’è Carmelo Cinturrino, assistente capo della polizia, ora indagato per omicidio volontario. Secondo gli investigatori della Squadra Mobile, diversi spacciatori della zona avrebbero raccontato di pagare regolarmente Cinturrino: “Duecento euro e cinque grammi di cocaina al giorno”, sarebbe stata la richiesta dell’agente in cambio di una presunta “protezione” che avrebbe permesso agli spacciatori di agire senza problemi. Alcune testimonianze raccolte parlano anche di minacce: “Prima o poi quello lì lo ammazzo”, avrebbe detto riferendosi a Mansouri.
Cinturrino, sentito dagli inquirenti, ha negato ogni coinvolgimento diretto con Mansouri e ha respinto tutte le accuse. Gli investigatori stanno ora controllando il suo cellulare e verificando la veridicità delle dichiarazioni raccolte tra i pusher e i residenti del quartiere.
Ritardo nei soccorsi e dubbi sulla scena del crimine
Oltre a Cinturrino, ci sono altri quattro agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Le prime ricostruzioni parlano di un ritardo nel chiamare i soccorsi dopo lo sparo che ha colpito Mansouri. Un dettaglio che complica ulteriormente la posizione degli agenti presenti quella sera nel boschetto.
Gli esami balistici e le analisi della scientifica hanno aggiunto nuovi elementi: la pistola a salve trovata addosso a Mansouri non porta tracce del suo DNA, ma di altre due persone. Questo rafforza l’ipotesi che il giovane fosse disarmato al momento dello scontro. “Non aveva armi vere con sé”, spiegano fonti investigative, “e sulla scena non sono stati trovati elementi che giustifichino una reazione letale”.
Voci dal quartiere: paura e sospetti
A Rogoredo, la vicenda ha riacceso il dibattito sulla sicurezza e sul rapporto tra polizia e criminalità. Un uomo sulla sessantina, incontrato davanti a un supermercato in via Sant’Arialdo, racconta: “Una volta ho visto Cinturrino aggredire un signore pakistano che stava solo comprando le sigarette. Non lo conosceva neanche, l’ha minacciato dicendo ‘Tu lo sai chi sono io?’”. L’uomo aggiunge: “Spesso sembrava fuori controllo, quasi esaltato”.
Queste testimonianze trovano conferma nei racconti di alcuni pusher, che parlano di una tensione crescente negli ultimi mesi. Mansouri, secondo quanto riportato da La Stampa, avrebbe confidato ad amici di aver ricevuto gravi minacce di morte nei giorni prima dell’omicidio.
Precedenti e nuove piste investigative
L’indagine su Cinturrino si intreccia con altri casi controversi. L’agente è indagato anche per falso in relazione a un verbale di arresto del 7 maggio 2024 nel quartiere Corvetto. In quella circostanza, una telecamera avrebbe ripreso Cinturrino mentre prendeva alcune banconote dalla cover del cellulare di un pusher tunisino fermato.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i legami tra alcuni agenti e i gruppi di spacciatori nella zona sud di Milano. “Stiamo controllando tutto”, spiegano fonti della Questura, “dai tabulati telefonici alle testimonianze raccolte sul campo”.
Rogoredo, tra paura e attesa di verità
Nel boschetto di Rogoredo la tensione è ancora alta. I residenti si dividono tra chi teme possibili ritorsioni e chi chiede chiarezza sulle indagini. “Qui la paura si sente sempre”, racconta una donna che vive in zona da vent’anni. “Non sappiamo più a chi affidarci”.
Mentre la Procura di Milano continua gli accertamenti, la comunità aspetta risposte precise su quella tragica sera di fine gennaio. Solo allora si potrà davvero ricostruire la catena degli eventi che ha portato alla morte di Abderrahim Mansouri e fare luce sui rapporti oscuri tra criminalità e forze dell’ordine nel cuore della città.
