Marte: scoperte sorprendenti sulle origini delle tracce organiche

Marte: scoperte sorprendenti sulle origini delle tracce organiche

Marte: scoperte sorprendenti sulle origini delle tracce organiche

Giada Liguori

Febbraio 22, 2026

Washington, 22 febbraio 2026 – I composti organici scoperti su Marte dal rover Curiosity nel 2025 non sembrano poter derivare solo da processi geologici. A dirlo è uno studio appena pubblicato sulla rivista Astrobiology, guidato da Alexander Pavlov, ricercatore del Goddard Space Flight Center della NASA. L’analisi dei campioni di suolo marziano raccolti e studiati direttamente dal rover suggerisce che la quantità di molecole organiche trovate è troppo alta per essere spiegata solo con i meccanismi non biologici conosciuti finora.

Curiosity e la scoperta che fa discutere

Il rover Curiosity, che esplora Marte dal 2012, è praticamente un laboratorio portatile: preleva e analizza rocce e suolo sul posto. Nel suo viaggio ha trovato molecole come decano, undecano e dodecano, che sulla Terra sono spesso legate a processi biologici. Però, come spiegano gli esperti della NASA, queste molecole possono anche formarsi attraverso reazioni chimiche non legate alla vita.

Pavlov sottolinea che “la concentrazione di queste molecole nei campioni marziani è più alta di quanto ci si aspetterebbe se fossero nate solo da processi geologici”. Questo dato, raccolto tra il 2024 e il 2025 nel cratere Gale, ha scatenato un acceso dibattito tra gli scienziati di tutto il mondo.

Marte: tra passato ricco d’acqua e presente ostile

Da anni le missioni su Marte cercano tracce di vita, passata o presente. Gli strumenti di rover come Curiosity e Perseverance hanno ricostruito la storia del pianeta rosso. Secondo quello che sappiamo, miliardi di anni fa Marte aveva mari e laghi, con condizioni che potevano ospitare forme di vita microscopiche. Poi, un cambiamento climatico drastico lo ha trasformato in un deserto freddo e arido, con una superficie bombardata da radiazioni intense.

“Le radiazioni hanno distrutto la maggior parte delle molecole organiche in superficie”, spiega Pavlov. Eppure, alcune sono riuscite a sopravvivere, protette dentro le rocce o sotto strati di polvere. Proprio queste tracce sono finite sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati.

Cautela e nuove sfide

Gli autori dello studio avvertono: la presenza di composti organici in quantità elevate non è una prova certa che su Marte ci sia stata vita. “Prima di dare giudizi definitivi – si legge nell’articolo su Astrobiology – dobbiamo capire meglio come e quanto velocemente queste molecole si depositano nelle rocce marziane e quanto riescono a resistere alle condizioni estreme del pianeta”.

Il gruppo di Pavlov invita a non saltare a conclusioni affrettate. “Questi risultati sollevano nuove domande”, ammette il ricercatore americano. “Dobbiamo scoprire se esistono altri processi finora sconosciuti che possono spiegare l’abbondanza di queste molecole o se davvero sono tracce di antiche forme di vita”.

Tra scetticismo e voglia di scoprire

La scoperta ha acceso il confronto tra gli esperti. C’è chi mette in guardia dall’entusiasmo e ricorda che “le molecole organiche non sono sinonimo di vita”, come dice Monica Grady, planetologa della Open University di Londra. Altri invece sottolineano l’importanza di andare avanti, con strumenti ancora più precisi.

Nel frattempo, NASA ed ESA stanno organizzando nuove missioni per riportare sulla Terra campioni di suolo marziano. Solo allora, spiegano gli scienziati, si potranno fare analisi più accurate nei laboratori e forse rispondere alla domanda che da sempre accompagna l’esplorazione di Marte: il pianeta rosso ha mai ospitato la vita?

Per ora resta un dato: le molecole organiche ci sono, in quantità che non ci aspettavamo. E la loro origine è un mistero tutto da svelare.