Atlanta, 22 febbraio 2026 – Un nuovo studio pubblicato su Plos Medicine mette nero su bianco, per la prima volta, un collegamento diretto tra l’esposizione prolungata all’aria inquinata e il rischio di Alzheimer negli anziani. La ricerca, firmata dall’Emory University di Atlanta, ha analizzato i dati di oltre 27,8 milioni di americani con più di 65 anni, seguiti dal 2000 al 2018. Gli autori sottolineano che migliorare la qualità dell’aria potrebbe diventare una vera arma per prevenire le malattie neurodegenerative.
Aria inquinata e Alzheimer: i dati non lasciano dubbi
Il gruppo guidato da Yanling Deng ha incrociato una grande mole di dati sanitari con i livelli di inquinamento atmosferico nelle varie zone degli Stati Uniti. Il risultato è chiaro: “L’esposizione a lungo termine all’inquinamento è legata a un aumento del rischio di Alzheimer, soprattutto per un effetto diretto sul cervello”. Una dichiarazione netta, che segna una svolta nella comprensione delle cause di questa malattia.
Finora si sapeva che l’inquinamento era un fattore di rischio per diverse malattie croniche – come ipertensione, ictus e depressione – e si sospettava potesse influire anche sull’Alzheimer. Ma mancava una prova solida. Ora, grazie a questa ricerca, il quadro è molto più chiaro.
Quanto conta l’aria che respiriamo
Gli studiosi hanno usato un indicatore chiamato hazard ratio per capire quanto più spesso si sviluppa l’Alzheimer in base ai livelli di inquinamento. Il dato chiave: chi vive in zone con aria più inquinata ha un rischio dell’8% più alto rispetto a chi respira aria più pulita (hazard ratio 1,08). Può sembrare poco, ma su scala nazionale significa milioni di persone a rischio.
Il pericolo cresce ancora per chi ha già avuto un ictus: in questi casi la probabilità di ammalarsi sale al 10% (hazard ratio 1,1). Al contrario, condizioni come ipertensione e depressione non sembrano cambiare il rischio legato all’inquinamento. “L’effetto – spiega Deng – è diretto, non mediato da altre malattie croniche”.
Un campanello d’allarme per la salute pubblica
La ricerca indica che migliorare la qualità dell’aria può fare la differenza, soprattutto per gli anziani. Ridurre l’esposizione agli inquinanti non aiuterebbe solo a prevenire problemi cardiovascolari e respiratori, ma potrebbe anche limitare le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
Negli Stati Uniti, dove lo studio è stato condotto, la differenza tra città e campagna è evidente. In metropoli come Los Angeles, Chicago o Houston, i livelli di particolato fine (PM2.5) spesso superano i limiti fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Non è solo una questione ambientale – avverte uno dei ricercatori – ma un problema di salute pubblica”.
Cosa manca e cosa serve fare
Gli autori ricordano che, pur avendo lavorato su una vasta popolazione e dati raccolti in quasi vent’anni, restano ancora punti da chiarire. Ad esempio, non hanno potuto analizzare nel dettaglio altri fattori ambientali o genetici. Ma il legame tra inquinamento atmosferico e Alzheimer si fa ormai difficile da ignorare.
“Serviranno altri studi per capire come avviene esattamente questo effetto sul cervello”, ammette Deng. Intanto, le istituzioni sanitarie devono riflettere su come migliorare le politiche ambientali e proteggere gli anziani.
La voce degli esperti
Lo studio ha acceso l’interesse anche in Italia. Il neurologo Giovanni Frisoni, direttore del Centro Alzheimer dell’Ospedale Fatebenefratelli di Brescia, commenta: “Questi dati confermano quello che si sospettava da tempo. L’ambiente in cui viviamo ha un impatto profondo sul nostro cervello”. Solo ora, però, con numeri così ampi, il legame diventa chiaro.
In attesa di ulteriori conferme, il messaggio è forte e semplice: respirare aria pulita può essere una delle chiavi per salvaguardare la salute del cervello con l’avanzare degli anni.
