Un viaggio nel tempo: il clima dell’Antartide 23 milioni di anni fa svelato dai sedimenti

Un viaggio nel tempo: il clima dell'Antartide 23 milioni di anni fa svelato dai sedimenti

Un viaggio nel tempo: il clima dell'Antartide 23 milioni di anni fa svelato dai sedimenti

Matteo Rigamonti

Febbraio 22, 2026

Wellington, 22 febbraio 2026 – Un cilindro di fango e roccia lungo 228 metri, estratto da sotto 523 metri di ghiaccio nell’Antartide occidentale, ha aperto una finestra sul clima di 23 milioni di anni fa. È il frutto del lavoro di un gruppo internazionale di scienziati, che nelle ultime ore ha presentato i risultati del progetto Swais2C (Sensitivity of the West Antarctic Ice Sheet to 2°C). Tra i 29 ricercatori provenienti da dieci Paesi, c’è anche l’Italia. Le scoperte forniscono nuovi spunti per capire i rischi legati al riscaldamento globale.

Sedimenti antichi: la chiave per il futuro

La perforazione è stata fatta in quella che gli esperti chiamano la zona più fragile dell’Antartide, a circa 700 chilometri dalla base americana di McMurdo. Un’area decisiva per la stabilità della calotta glaciale. “Analizzando questi sedimenti potremo capire come le piattaforme di ghiaccio dell’Antartide occidentale e del Mare di Ross potrebbero reagire se la temperatura aumentasse di oltre 2 gradi”, spiega Huw Horgan, docente alla Victoria University di Wellington e al Politecnico di Zurigo, co-responsabile scientifico del progetto.

I dati raccolti tra dicembre e gennaio ci riportano indietro nel tempo. I sedimenti, secondo le prime analisi, risalgono a 23 milioni di anni fa: un’epoca in cui la temperatura media globale superava di oltre 2 gradi quella pre-industriale. “Abbiamo trovato tracce di periodi molto più caldi rispetto a oggi”, aggiunge Horgan. “Questo ci aiuterà a capire come potrebbero comportarsi i ghiacci se il riscaldamento dovesse andare avanti”.

Un archivio nascosto sotto il ghiaccio

Questi campioni non servono solo a fissare una data. Sono un vero e proprio archivio naturale che racconta le condizioni ambientali di allora e spiega come e perché le piattaforme di ghiaccio si siano ritirate o siano crollate. Finora, le previsioni sul futuro della calotta antartica si basavano quasi solo su dati satellitari e modelli matematici. Ora gli scienziati hanno qualcosa di concreto su cui lavorare.

Il team Swais2C avverte: se i ghiacci dell’Antartide occidentale si sciogliessero del tutto, il livello del mare potrebbe salire tra i 4 e i 5 metri. Un pericolo reale per molte città costiere nel mondo. “La varietà dei sedimenti trovati è sorprendente”, sottolinea Molly Patterson, geologa della Binghamton University (Stati Uniti) e co-responsabile scientifica del progetto.

Segnali di oceano aperto sotto la calotta

Oltre ai materiali attesi – sabbie, argille e minerali tipici delle zone glaciali – i ricercatori hanno scoperto anche conchiglie e resti di organismi marini che hanno bisogno di luce per vivere. “Abbiamo trovato pezzi che si trovano solo nei fondali dell’oceano aperto”, racconta Patterson. Questo suggerisce che, in passato, la piattaforma glaciale del Mare di Ross e forse anche quella dell’Antartide occidentale si siano ritirate o addirittura siano crollate.

Un dettaglio importante: solo così la luce poteva arrivare a quei fondali, permettendo la vita a questi organismi, oggi impossibilitati a sopravvivere sotto centinaia di metri di ghiaccio. Questi indizi mostrano quanto sia delicato l’equilibrio delle piattaforme antartiche.

Cosa ci aspetta: prossimi passi e sfide globali

Il lavoro del team Swais2C continua. A gennaio è stata fatta una perforazione simile nel Mare di Ross, sempre nello stesso progetto. Nei prossimi mesi, i campioni saranno analizzati nei laboratori delle università coinvolte. L’obiettivo è ricostruire con precisione i cambiamenti climatici e i processi che hanno portato ai grandi mutamenti nei sedimenti.

“Solo con questi dati possiamo capire davvero quanto sia vulnerabile la calotta antartica ai cambiamenti climatici”, spiega Horgan. Una consapevolezza che sarà fondamentale per valutare i rischi futuri legati all’innalzamento dei mari e alla tenuta delle piattaforme di ghiaccio.

La comunità scientifica segue con attenzione le prossime fasi del progetto. Perché il passato dell’Antartide, nascosto sotto centinaia di metri di ghiaccio, potrebbe contenere le risposte più urgenti per il futuro del nostro pianeta.