Wenders conclude la Berlinale: il cinema che sfida l’oblio

Wenders conclude la Berlinale: il cinema che sfida l'oblio

Wenders conclude la Berlinale: il cinema che sfida l'oblio

Giada Liguori

Febbraio 22, 2026

Berlino, 22 febbraio 2026 – Wim Wenders, regista tedesco di fama internazionale, ha scelto la serata finale della Berlinale 2026 per lanciare un messaggio chiaro e diretto: “Le cause condivise hanno più chance di resistere al vento sempre cambiato del consumo di astrazione e sovraccarico. Il cinema resiste all’oblio e dura molto più della breve attenzione che regala Internet”. Parole forti, pronunciate davanti a un pubblico ancora scosso dalle polemiche che hanno attraversato questa edizione del festival, segnata da tensioni politiche e richiami all’attualità.

Berlinale: quando il cinema parla di politica

Ieri sera, al Berlinale Palast, la cerimonia di chiusura ha visto salire sul palco registi, attori e volti noti del cinema. Ma non è stata la solita festa. Fin da subito, gli interventi hanno avuto un tono politico, con riferimenti precisi a quello che succede in Medio Oriente, in particolare a Gaza. Marie-Rose Osta, regista libanese, ha vinto l’Orso d’oro per il miglior cortometraggio con “Yawman ma walad – Someday a Child”. Nel suo discorso ha ricordato la sofferenza dei civili e l’importanza di non dimenticare le crisi umanitarie ancora aperte.

Poco dopo, Abdallah Alkhatib, premiato per la migliore opera prima con “Chronicles From the Siege”, ha ribadito quanto sia fondamentale raccontare l’aspetto umano nei conflitti. Ma il suo intervento è stato interrotto da un acceso battibecco con una parte del pubblico: alcuni spettatori hanno urlato slogan chiedendo la liberazione di Gaza anche da Hamas. Un momento di tensione che ha fatto saltare la scaletta e ha costretto lo staff a intervenire per calmare gli animi.

Tuttle: “Il festival non risolve i problemi, ma apre il dialogo”

All’inizio della serata, la direttrice artistica della Berlinale, Tricia Tuttle, aveva già messo le cose in chiaro: “Un festival come questo non può risolvere i conflitti del mondo”, ha detto dal palco. “Ma è uno spazio dove possiamo portare complessità, ascoltarci e umanizzarci a vicenda. Questa complessità si vede nei film, che non raccontano mai una sola versione, ma condividono qualcosa di profondo”.

Le sue parole hanno ricevuto un applauso sobrio. Tuttle ha ricordato che la Berlinale è sempre stata un luogo di confronto, a volte acceso, tra culture e punti di vista diversi. Solo allora si è percepita la volontà di non scansare le questioni più difficili dell’attualità internazionale.

Wenders: “A Berlino la politica non si nasconde mai”

Wim Wenders, chiamato a tirare le somme, ha sottolineato come la politica sia sempre stata parte integrante della storia del festival: “Alla Berlinale la politica è sempre stata presente, perché Berlino è – e resta – una città profondamente politicizzata”. Il regista ha poi insistito sulla forza del cinema, capace di resistere all’oblio e di offrire uno spazio di riflessione più duraturo rispetto alla frenesia dei social.

Secondo Wenders, oggi rischiamo di essere travolti da un “sovraccarico” di stimoli che ci fa dimenticare rapidamente anche le cause più importanti. Il cinema, invece, può costruire una memoria collettiva solida. “Le storie condivise”, ha concluso, “hanno una forza che va oltre il momento”.

Una Berlinale segnata dalle polemiche

Questa Berlinale 2026 passerà alla storia per il suo forte impegno politico. Non solo per i film in gara, molti dei quali affrontano temi sociali e geopolitici, ma anche per le reazioni del pubblico e le discussioni dentro e fuori dal teatro. Chi era in sala ha notato come mai prima d’ora il festival abbia intrecciato arte e attualità con tanta intensità.

Tra gli addetti ai lavori si respira la sensazione che il cinema europeo stia attraversando una fase di nuovo interesse verso le grandi questioni globali. Eppure, come ha ricordato Tuttle, il compito del festival resta quello di offrire uno spazio dove ascoltare e confrontarsi. Un luogo dove le differenze possono emergere senza essere subito soffocate dal frastuono della cronaca.

Alla fine della serata, tra applausi e qualche fischio isolato, la Berlinale ha confermato la sua vocazione: quella di essere uno specchio fedele delle tensioni del presente. Forse è proprio per questo – come ha detto Wenders – che il cinema continua a resistere.