Ginevra, 25 febbraio 2026 – Al Cern di Ginevra sono partiti i test su larga scala per le nuove tecnologie che promettono di cambiare il volto del Large Hadron Collider (Lhc) nei prossimi anni. Il banco di prova, lungo ben 95 metri e raffreddato a quasi -271,3 °C, riproduce fedelmente come sarà il sistema magnetico sotterraneo che entrerà in funzione nel 2030. Lo ha reso noto il Cern con un comunicato diffuso questa mattina.
HiLumi Lhc: la sfida che rivoluziona la fisica
Il progetto, chiamato HiLumi Lhc (High-Luminosity Large Hadron Collider), è una tappa fondamentale per la fisica delle particelle ad alta energia. Da giugno, l’Lhc si fermerà per un lungo periodo di manutenzione, il cosiddetto Long Shutdown 3, che durerà quattro anni. In questo lasso di tempo, tecnici e scienziati saranno al lavoro per trasformare l’acceleratore in una macchina capace di moltiplicare di dieci volte la luminosità, cioè il numero di collisioni tra particelle.
Secondo il Cern, questa svolta permetterà di raccogliere dati come mai prima d’ora. “Il più grande progetto portato avanti dal Cern negli ultimi vent’anni”, ha detto il direttore generale Mark Thomson durante una conferenza stampa. “Con strumenti di analisi più avanzati e rivelatori migliorati, potremo finalmente studiare come il bosone di Higgs interagisce con se stesso. È una misura fondamentale: ci aiuterà a capire i primi momenti dell’Universo e forse anche il suo destino”.
Tecnologia estrema e lavoro di squadra mondiale
Il banco di prova appena acceso, installato nei laboratori sotterranei vicino al confine con la Francia, è stato portato a temperature vicine allo zero assoluto. Un passaggio cruciale: solo così i nuovi magneti superconduttori possono funzionare come si deve. Gli ingegneri hanno seguito il raffreddamento con turni anche notturni, controllando ogni dettaglio.
Il progetto coinvolge centinaia di istituti e università in tutto il mondo. “La collaborazione internazionale è la chiave”, ha ribadito Thomson. “Senza l’aiuto di tutti i partner, non potremmo affrontare una sfida così grande”. Anche gli esperimenti Atlas e Cms, famosi per aver scoperto il bosone di Higgs nel 2012, saranno aggiornati per sfruttare al massimo le nuove capacità dell’acceleratore.
Verso orizzonti ancora sconosciuti
L’obiettivo è ambizioso: esplorare zone inesplorate della fisica delle particelle. Con la luminosità aumentata, gli scienziati potranno osservare fenomeni rarissimi e magari scoprire nuove particelle. “Non sappiamo cosa troveremo”, ha confessato uno dei fisici italiani coinvolti, “ma la storia ci insegna che ogni salto tecnologico porta sempre qualche sorpresa”.
Il Cern stima che i primi dati dal nuovo HiLumi Lhc arriveranno non prima del 2031. Nel frattempo, la comunità scientifica si prepara a gestire un flusso di informazioni mai visto prima: si parla di decine di petabyte all’anno, una quantità enorme che richiederà strumenti di analisi sempre più sofisticati.
Un salto per la scienza e per i giovani ricercatori
La trasformazione dell’Lhc in HiLumi Lhc segna anche un momento importante per la formazione dei nuovi fisici. Molti giovani ricercatori sono già impegnati nella realizzazione dei prototipi dei nuovi rivelatori o nello sviluppo dei software per l’analisi dei dati. “È un’occasione unica”, racconta una dottoranda dell’Università di Milano, “perché ci permette di essere protagonisti di una delle sfide scientifiche più grandi del nostro tempo”.
In attesa che il nuovo acceleratore entri in azione, l’atmosfera nei laboratori del Cern è quella tipica dei grandi progetti: entusiasmo, qualche tensione e la consapevolezza che ogni dettaglio, anche il più piccolo, può fare la differenza.
