Stoccarda, 25 febbraio 2026 – La scrittura potrebbe avere origini molto più antiche di quanto pensassimo, addirittura risalire a 40mila anni fa. È quanto emerge dall’analisi di oltre 3.000 segni incisi su 260 oggetti trovati nelle grotte del Giura Svevo, nel sud-ovest della Germania. La scoperta, pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), sposta indietro di circa 30mila anni la nascita delle prime forme di protoscrittura e suggerisce che già le comunità del Paleolitico superiore avevano capacità cognitive molto più sofisticate di quanto si credesse.
Segni enigmatici nelle grotte del Giura Svevo
Un team guidato da Christian Bentz, dell’Università del Saarland, e da Ewa Dutkiewicz, del Museo di Preistoria e Protostoria di Berlino, ha studiato una serie di oggetti risalenti a un periodo tra 34.000 e 45.000 anni fa. Tra questi ci sono statuette in avorio di mammut, rappresentazioni di creature ibride come il famoso “uomo-leone” e altri manufatti, tutti segnati da linee, tacche, punti e croci. “Abbiamo notato sequenze di segni che si ripetono – ha spiegato Bentz – con una complessità simile alle prime protoscritture mesopotamiche”.
Secondo i ricercatori, la disposizione non casuale di questi simboli fa pensare a un vero e proprio scopo comunicativo. Il significato preciso però resta un mistero. “Non sappiamo cosa volessero dire – ha ammesso Dutkiewicz – ma la loro ripetizione e la struttura sembrano indicare un sistema codificato”.
Una svolta nella storia della scrittura
Fino ad oggi, si pensava che la scrittura fosse nata in Mesopotamia circa 5.500 anni fa, evolvendosi piano piano da sistemi simbolici più antichi. Le prime tavolette sumere, risalenti al 3.500 a.C., rappresentavano già un modo maturo di trasmettere la lingua parlata attraverso segni grafici. Ma questo studio tedesco sposta molto più indietro le radici di questa invenzione.
Le analisi sui reperti del Giura Svevo hanno mostrato schemi e ripetizioni tipici di un messaggio da trasmettere. “In termini di complessità – ha sottolineato Bentz – queste sequenze sono paragonabili alle protoscritture mesopotamiche, nonostante siano separate da decine di migliaia di anni”. Se confermato, questo dato potrebbe riscrivere la storia delle capacità simboliche degli esseri umani.
Cosa ci dicono queste incisioni sulle società preistoriche
Gli oggetti provengono da siti come Hohle Fels, Vogelherd e Geißenklösterle, luoghi che hanno già restituito alcune delle più antiche testimonianze artistiche dell’uomo. Le incisioni, spesso su statuette o su oggetti di uso quotidiano, sembrano più che semplici decorazioni. “Probabilmente servivano a trasmettere informazioni tra persone o gruppi – ha ipotizzato Dutkiewicz – forse legate a rituali, proprietà o eventi stagionali”.
Questa scoperta illumina sotto una nuova luce le capacità mentali dei nostri antenati. Gli autori dello studio sostengono che avere un sistema simbolico così articolato significa far parte di una società capace di condividere idee astratte e di tramandarle nel tempo. Un salto culturale che arriva molto prima di quanto si pensasse.
Il dibattito resta aperto
Non tutti gli esperti sono convinti. Alcuni archeologi chiedono cautela. “Parlare di ‘scrittura’ per questi segni è troppo presto – avverte il paleolinguista francese Jean-Luc Moreau – potrebbero essere semplici marchi individuali o simboli rituali senza un vero valore linguistico”. Tuttavia, la ricerca tedesca apre una nuova strada nello studio delle origini della comunicazione umana.
Per ora, il significato di questi segni resta un mistero. Ma la scoperta delle grotte del Giura Svevo – con i suoi 3.000 simboli incisi su pietra e avorio – ci offre un’occasione unica per guardare più a fondo nelle radici della nostra capacità di raccontare, trasmettere e condividere informazioni. Un enigma che solo il tempo e nuove scoperte potranno aiutare a chiarire.
