Milano, 25 febbraio 2026 – Il capo della polizia Vittorio Pisani ha deciso di mandare subito a casa Carmelo Cinturrino, il poliziotto coinvolto nel caso Rogoredo, senza aspettare la fine del processo penale. Una mossa decisa, che segna un cambio netto nel modo di gestire i casi disciplinari nelle forze dell’ordine. Lo ha spiegato lo stesso Pisani in un’intervista stamattina. “Chi tradisce la nostra missione tradisce prima di tutto il giuramento alla Repubblica”, ha detto, mettendo in luce la gravità della situazione e la necessità di agire in fretta.
Via libera al procedimento disciplinare: tempi stretti per casi gravi
Avviare il procedimento disciplinare prima ancora che parta il processo è una scelta fuori dall’ordinario. Pisani ha chiarito che quando si tratta di fatti “molto gravi”, bisogna muoversi rapidamente per non perdere credibilità. “Il processo penale va per i fatti suoi e richiede tempo, ma l’azione disciplinare deve essere veloce, altrimenti perde senso”, ha detto. Ora il provvedimento è nelle mani del questore di Milano, che dovrà indicare il funzionario incaricato di seguire il caso.
Altri agenti nel mirino
Non è solo Cinturrino a finire sotto la lente. Pisani ha confermato che si stanno facendo verifiche anche sugli altri poliziotti coinvolti nella vicenda di Rogoredo. “Potrebbero esserci altre accuse, oltre a favoreggiamento e omissione di soccorso”, ha spiegato. Finora le verifiche sono state limitate per non intralciare le indagini, ma ora l’attività ispettiva sarà estesa a tutto il commissariato, sempre in accordo con la magistratura. “Solo dopo aver visto tutti i documenti potremo andare avanti”, ha aggiunto Pisani, lasciando aperta la porta a nuovi sviluppi nelle prossime settimane.
Polizia e magistratura: niente tensioni
Sul rapporto tra forze dell’ordine e magistratura, Pisani ha voluto mettere subito le cose in chiaro. “Non c’è alcuna tensione tra chi arresta e chi poi decide di scarcerare”, ha detto. Secondo lui, le scelte dei pm e dei giudici si basano su valutazioni tecniche e fanno parte del loro lavoro. “Ognuno ha il suo ruolo”, ha ribadito, invitando a non confondere le responsabilità.
Scudo penale: una norma che cambia poco
Il tema dello scudo penale per gli agenti è tornato alla ribalta dopo i fatti di Rogoredo. Pisani però ha smorzato gli entusiasmi: “Non credo che avrebbe cambiato molto, perché qui non c’era un bisogno evidente di sparare”. La legge, ancora non in vigore, non dà immunità, ma cambia solo la procedura: il pm dovrà decidere in tempi brevi se c’è una giustificazione. “Potrebbe comunque aiutare a prendere decisioni più rapide anche sul tipo di provvedimenti da adottare verso il dipendente coinvolto”, ha osservato.
Manifestazioni, guerriglia e controlli serrati
Pisani ha parlato anche delle manifestazioni di piazza e dei rischi legati a episodi violenti. Nell’ultimo anno, su circa 12.000 eventi monitorati, solo nel 2 o 3% si sono verificati casi di guerriglia urbana, spesso causati da piccoli gruppi violenti che si infilano tra la folla. “Sanno scegliere il momento giusto per agire”, ha detto Pisani, ricordando che le forze dell’ordine sono pronte a proteggere i cittadini e intervengono solo quando serve.
Terrorismo e cooperazione: l’Italia in prima linea
Sul fronte del terrorismo e dell’eversione, Pisani ha sottolineato come ormai queste minacce abbiano una dimensione internazionale. “Gruppi antagonisti e anarchici di diversi Paesi lavorano insieme”, ha ammesso. Per questo l’Italia ha creato un gruppo di lavoro europeo sulle manifestazioni pubbliche, per scambiare informazioni e strategie in modo rapido. “Rispetto al passato vediamo una maggiore aggressività verso le forze dell’ordine”, ha detto, ma ha anche ricordato che la prevenzione, basata su un modello di controllo unico in Europa, ha finora funzionato.
La vicenda Rogoredo continua a scuotere la polizia italiana. Intanto, le istituzioni cercano risposte rapide e credibili per difendere la legge e la fiducia dei cittadini.
