Santiago del Cile, 25 febbraio 2026 – Nel cuore della Via Lattea è stata scoperta una gigantesca nube di gas freddi, fatta di molecole semplici e complesse come metanolo e acetone, osservata con una nitidezza mai vista prima. A firmare la scoperta, raccontata in cinque articoli scientifici – tra cui uno con il contributo italiano di Mattia Sormani dell’Università dell’Insubria – è il radiotelescopio Alma, parte dell’European Southern Observatory, che si trova sulle Ande cilene. Questi risultati, che saranno pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, aprono nuovi scenari sulla chimica nascosta della nostra galassia.
Il cuore della Via Lattea come non l’avete mai visto
Al centro della Via Lattea c’è la cosiddetta Zona Molecolare Centrale (o CMZ), un’area che ospita un enorme buco nero e una vasta nube di gas freddi. Fino a oggi, studiare questo posto era una sfida difficile: la densità del materiale e la distanza – circa 26mila anni luce da noi – rendevano quasi impossibile avere immagini chiare. “È un luogo estremo, invisibile ai nostri occhi, ma ora lo vediamo con un dettaglio sorprendente”, spiega Ashley Barnes, astronomo dell’Eso e membro del team Aces (Alma Cmz Exploration Survey).
L’immagine copre più di 650 anni luce e mostra per la prima volta la composizione precisa di queste dense nubi di gas e polvere. Ci sono strutture lunghe decine di anni luce e piccole nubi che circondano singole stelle. Un quadro che, dicono gli esperti, aiuterà a capire meglio come nascono le stelle.
Molecole complesse e filamenti di gas
Gli scienziati hanno trovato decine di molecole diverse: dal monossido di silicio alle molecole organiche più complesse come etanolo, metanolo e acetone. Queste sostanze scorrono lungo filamenti che alimentano le zone dove si forma la materia destinata a diventare stelle. “La struttura del gas al centro della galassia è molto complicata, quasi frattale”, racconta Mattia Sormani, il ricercatore italiano coinvolto nello studio. “Fenomeni così si possono capire solo con modelli numerici”.
Il lavoro ha richiesto una quantità enorme di dati: decine di osservazioni sono state unite come tessere di un mosaico, creando uno “scatto” di cielo grande come tre Lune piene messe una accanto all’altra. Un’impresa tecnica che ha superato i limiti delle ricerche precedenti.
Giganti stellari e supernovae nel centro galattico
La Zona Molecolare Centrale ospita alcune delle stelle più grandi della galassia. Molte hanno vite brevi: nascono, crescono e muoiono in poco tempo, spesso con esplosioni violente di supernovae. Steve Longmore, dell’Università John Moores di Liverpool, spiega che “studiare come si formano le stelle qui può aiutarci a capire come sono nate e si sono evolute le galassie”. Secondo Longmore, questa zona ricorda molto le galassie dell’Universo primordiale, dove le stelle si formavano in ambienti caotici e duri.
Nuovi orizzonti per l’astrofisica
Le osservazioni con Alma sono solo l’inizio. Gli scienziati puntano a migliorare la sensibilità del radiotelescopio, soprattutto su certe lunghezze d’onda, per ottenere dati ancora più precisi nei prossimi anni. E non è tutto: dal 2027 arriverà l’Extremely Large Telescope dell’Eso, con i suoi 39 metri di diametro, che promette di rivoluzionare la capacità di osservare il centro della galassia.
Per ora, questa mappa dettagliata della chimica nascosta nel cuore della Via Lattea offre agli astronomi una nuova chiave per esplorare l’origine delle stelle e delle galassie. Un viaggio che parte da una nube invisibile ai nostri occhi, ma finalmente svelata in ogni suo minimo dettaglio.
