Monaco di Baviera, 26 febbraio 2026 – L’Europa fa sul serio sulla fusione nucleare e si prepara a passare alla fase di industrializzazione con un progetto che vede protagonista una realtà italiana. Ieri mattina, Proxima Fusion, start-up fondata da ricercatori italiani e guidata dall’amministratore delegato Francesco Sciortino, ha siglato un accordo con lo Stato Libero di Baviera, l’Istituto Max Planck per la Fisica dei Plasmi e il colosso energetico RWE. L’intesa, annunciata a Monaco, punta a realizzare Alpha, il primo stellarator dimostrativo europeo, e a preparare la strada per la futura centrale commerciale Stellaris.
400 milioni per la fusione: la scommessa della Baviera
Il ministro presidente bavarese Markus Söder ha spiegato che il progetto richiederà fino a 400 milioni di euro. “La Baviera vuole giocare un ruolo da protagonista nella transizione energetica”, ha detto Söder durante la firma, mettendo in luce l’importanza strategica della regione nel campo della ricerca avanzata. Alpha nascerà a Garching, appena fuori Monaco, vicino all’Istituto Max Planck. La centrale commerciale Stellaris invece sarà costruita nell’area dell’ex centrale nucleare di Gundremmingen, oggi in fase di smantellamento grazie a RWE.
Alpha, il primo stellarator dimostrativo: cosa ci aspetta
I partner hanno spiegato che lo stellarator Alpha sarà progettato per raggiungere, per la prima volta in Europa, un bilancio energetico positivo nel plasma. In pratica, produrrà più energia di quanta ne serve per farlo funzionare. Se ci riuscirà, sarà un passo concreto verso la fusione nucleare commerciale. “Questo dimostratore ci permetterà di testare tecnologie chiave in condizioni reali”, ha detto Proxima Fusion, “così potremo imparare velocemente, con cicli brevi, e ridurre i rischi tecnici ed economici”.
Chi fa cosa nel progetto e come si finanzia
L’Istituto Max Planck per la Fisica dei Plasmi (IPP) avrà il compito scientifico di guidare la ricerca sulla fisica dei plasmi. Proxima Fusion invece si occuperà dell’ingegneria, delle gare d’appalto e della costruzione del dimostratore. “Siamo orgogliosi di guidare questa fase decisiva”, ha detto Sciortino, sottolineando quanto sia importante la collaborazione tra pubblico e privato. La start-up italiana coprirà circa il 20% dei costi con investitori internazionali privati. Anche RWE ha confermato il suo impegno finanziario. Lo Stato Libero di Baviera, se arriveranno i fondi federali e nel rispetto del bilancio, metterà sul piatto un cofinanziamento regionale del 20%.
Dalla ricerca alla realtà: una svolta per l’energia in Europa
Passare dalla sperimentazione ai primi impianti dimostrativi è un salto importante per l’industria europea della fusione. Finora i grandi progetti – dal reattore ITER in Francia ai laboratori americani – si sono concentrati sulla ricerca pura. Ora, con Alpha e Stellaris, si vuole portare questa tecnologia fuori dai laboratori e trasformarla in qualcosa di concreto. “Solo a quel punto potremo davvero parlare di energia da fusione come risorsa per il futuro”, ha detto un ricercatore dell’IPP durante l’incontro con la stampa.
Prossimi passi: tempi e obiettivi
Secondo le prime previsioni, i lavori per Alpha potrebbero partire già nel 2027, con i primi test entro pochi anni. Garching è stato scelto per la vicinanza alle infrastrutture scientifiche esistenti e per la presenza di competenze solide sulla fisica dei plasmi. Stellaris sarà invece il passo successivo: una vera centrale elettrica commerciale basata sulla tecnologia dello stellarator. “Non sarà una strada facile”, ha ammesso Sciortino, “ma crediamo che l’Europa abbia tutte le carte per guidare questa rivoluzione”.
In questo quadro, la collaborazione tra istituzioni pubbliche, centri di ricerca e aziende private è fondamentale per ridurre i rischi e accelerare lo sviluppo. La sfida è lanciata: produrre energia pulita e sicura dalla fusione nucleare non è più solo un sogno da laboratorio. In Baviera, con un forte imprinting italiano, si comincia a costruire il futuro dell’energia europea.
