Delfino Mimmo di Venezia: la lotta contro la minaccia umana

Delfino Mimmo di Venezia: la lotta contro la minaccia umana

Delfino Mimmo di Venezia: la lotta contro la minaccia umana

Giada Liguori

Febbraio 26, 2026

Venezia, 26 febbraio 2026 – Mimmo, il giovane delfino tursiope, è diventato ormai una presenza familiare nella laguna di Venezia dopo il suo primo avvistamento nell’estate del 2025. Ma, secondo uno studio italiano guidato dall’Università di Padova e pubblicato su Frontiers in Ethology, Mimmo non ha bisogno di protezioni particolari, se non da un nemico ben noto: l’uomo. A metterlo in pericolo non è infatti l’ambiente lagunare, ma chi si avvicina troppo, cerca il contatto o tenta di dargli da mangiare.

Mimmo sotto osservazione: un delfino tra le calli di Venezia

Il monitoraggio di Mimmo è partito subito dopo il suo primo avvistamento, nella zona sud della laguna. Da lì, il delfino ha iniziato a spostarsi verso zone sempre più centrali, arrivando fino al famoso bacino di San Marco. Dietro a questo progetto, oltre all’Università di Padova, ci sono l’associazione friulana Dolphin Biology and Conservation, il Museo di storia naturale Giancarlo Ligabue di Venezia e l’Istituto Tethys di Milano. Gli studiosi hanno seguito i suoi movimenti, registrando dati su salute e comportamento.

Il vero problema è il comportamento umano, non quello del delfino”, spiega Giovanni Bearzi, primo autore dello studio e membro di Dolphin Biology and Conservation. “Non è così raro vedere delfini vicino alle città, ma quello che sorprende è la difficoltà delle persone a rispettarli”.

Le regole da seguire: come proteggere Mimmo

La ricerca mette in chiaro alcune regole da rispettare: niente tocchi, niente cibo e nessun avvicinamento con le barche. “Serve un atteggiamento informato e responsabile quando si tratta di animali selvatici”, aggiunge Bearzi. Negli ultimi mesi, i ricercatori hanno visto turisti cercare selfie troppo da vicino e barche inseguire Mimmo nei canali. Per questo chiedono un intervento deciso delle autorità locali.

Guido Pietroluongo, coordinatore dello studio per l’Università di Padova, ricorda che i tursiopi sono mammiferi marini molto adattabili e curiosi. “Vederli in città non è così insolito”, dice. Ma la presenza fissa di Mimmo nel cuore della laguna, tra gondole e vaporetti, ha acceso i riflettori su un equilibrio molto fragile.

Istituzioni in allerta, cittadini chiamati a fare la loro parte

Le autorità veneziane stanno pensando a nuove regole per limitare l’avvicinamento alle specie protette in laguna. Nel frattempo, associazioni ambientaliste e operatori turistici collaborano per diffondere informazioni corrette tra residenti e visitatori. “Ci vuole una campagna di sensibilizzazione capillare”, confida un funzionario del Comune durante un incontro con i ricercatori.

Dai dati raccolti, Mimmo è in buona salute, senza segni di stress o ferite da incidenti con barche. Ma gli esperti avvertono: “Basta poco per cambiare le cose”, dice Bearzi. Un contatto troppo stretto o un’alimentazione sbagliata possono modificare il comportamento del delfino e mettere a rischio la sua vita.

Mimmo, simbolo di una convivenza possibile

La storia di Mimmo, ormai una sorta di mascotte per molti veneziani, riapre il tema di come uomo e natura possano convivere nelle città d’acqua. “Non è solo proteggere un singolo animale”, osserva Pietroluongo, “ma imparare a vivere in modo sostenibile con l’ambiente che ci circonda”. Intanto, nella laguna, tra curiosità e preoccupazione, c’è chi si ferma sul ponte della Paglia sperando di avvistarlo, chi scatta foto da lontano col cellulare.

E quando il riflesso argenteo di Mimmo svanisce tra le onde, resta la domanda: dov’è il confine tra ammirazione e invasione? E quanto è fragile quell’equilibrio che permette a un delfino di nuotare libero tra le calli di Venezia?