Milano, 26 febbraio 2026 – Eni chiude il 2025 con un utile netto rettificato di 4,98 miliardi di euro, in calo del 5% rispetto all’anno prima. L’utile operativo proforma adjusted si ferma a 12,22 miliardi, segnando un -15% sul 2024. A diffondere i dati questa mattina è stato il gruppo guidato da Claudio Descalzi, che racconta un anno difficile, segnato da mercati instabili e tensioni internazionali.
Eni, utili in calo ma la solidità non vacilla
Nel quarto trimestre, però, arriva qualche segnale positivo. L’utile netto adjusted cresce del 35%, toccando 1,19 miliardi. L’utile operativo proforma adjusted si attesta a 2,86 miliardi, in rialzo del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un piccolo sospiro di sollievo che mostra come la redditività abbia retto negli ultimi mesi dell’anno.
Il gruppo spiega che la performance annuale ha risentito della volatilità dei prezzi dell’energia e di un quadro economico ancora incerto. Ma, fanno sapere, la strategia adottata negli ultimi anni ha tenuto, garantendo “risultati solidi sia dal punto di vista industriale che finanziario”, come ha detto lo stesso Descalzi.
Produzione in crescita e attenzione agli azionisti
“Il 2025 ci ha dato risultati solidi, frutto della nostra strategia”, ha commentato Descalzi. Il manager ha sottolineato che il flusso di cassa operativo ha raggiunto i 12,5 miliardi, superando le previsioni riviste al ribasso a causa dello scenario internazionale più difficile. Il rapporto di indebitamento proforma si è fermato al 14%, un livello che Eni considera sotto controllo e in linea con gli obiettivi di sostenibilità.
Sul fronte degli azionisti, la società ha alzato del 20% il valore del programma di buyback, aumentando così la distribuzione dei dividendi. “Nonostante la volatilità – ha aggiunto Descalzi – nel 2025 siamo riusciti a crescere nella produzione, ridurre gli investimenti, abbassare il debito e aumentare la remunerazione”. Una strategia che punta a bilanciare sviluppo e attenzione al capitale.
Mercati turbolenti e prudenza negli investimenti
Il 2025 è stato un anno di grande instabilità nei mercati energetici globali. Secondo gli esperti, il prezzo del petrolio Brent ha oscillato tra i 70 e gli 85 dollari al barile, con alti e bassi legati a tensioni geopolitiche e variazioni nella domanda mondiale. In questo scenario, Eni ha preferito mantenere un approccio prudente sugli investimenti, concentrandosi su efficienza e rigore finanziario.
Gli analisti sottolineano che la capacità di generare cassa anche in tempi difficili è un punto a favore del gruppo. “La solidità dei fondamentali resta un vantaggio importante”, ha commentato un gestore milanese contattato nel primo pomeriggio. “Il mercato guarda con attenzione alla politica dei dividendi e alla capacità di Eni di adattarsi rapidamente ai cambiamenti”.
Investitori cauti ma fiduciosi
Le reazioni degli investitori sono arrivate già in mattinata. Il titolo Eni ha aperto la seduta a Piazza Affari con una volatilità contenuta. Qualcuno interpreta la crescita dell’utile nel quarto trimestre come un segnale incoraggiante per l’inizio del 2026. Restano però le incognite legate ai prezzi delle materie prime e alle tensioni geopolitiche nelle aree strategiche per il gruppo.
In sintesi, il bilancio 2025 di Eni mostra una società capace di restare a galla in un mare agitato. La strategia che punta a un equilibrio tra crescita industriale e attenzione agli azionisti sembra destinata a guidare le scelte anche nei mesi a venire.
