Ilva a rischio: il tribunale ordina la sospensione delle attività per salvaguardare la salute pubblica

Ilva a rischio: il tribunale ordina la sospensione delle attività per salvaguardare la salute pubblica

Ilva a rischio: il tribunale ordina la sospensione delle attività per salvaguardare la salute pubblica

Giada Liguori

Febbraio 26, 2026

Milano, 26 febbraio 2026 – Il Tribunale civile di Milano ha deciso di sospendere l’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto a partire dal 24 agosto prossimo. La misura arriva dopo la richiesta di un gruppo di residenti del Comune di Taranto ed è motivata da “rischi attuali per la salute” della popolazione locale. Per ora, però, il provvedimento non è ancora operativo: entrerà in vigore solo se non verrà impugnato nei tempi stabiliti dalla legge.

Tribunale: stop all’area a caldo per motivi di salute

La decisione è stata presa dalla Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano, guidata da Fabio Roia e dal presidente di sezione Angelo Mambriani. Il giudice ha accolto il ricorso presentato da cittadini di Taranto preoccupati per l’inquinamento e i rischi per la salute nelle vicinanze dello stabilimento. Nel dettaglio, il Tribunale ha ordinato la “disapplicazione parziale dell’Autorizzazione integrata ambientale 2025 (Aia)” che regolava le attività dell’impianto.

Il decreto evidenzia alcune carenze nelle prescrizioni attuali, come il monitoraggio delle polveri sottili Pm10 e Pm2,5, la gestione dei cosiddetti “wind days” (giorni di vento critico), la messa in sicurezza dei serbatoi per sostanze pericolose, il controllo della temperatura minima di combustione delle torce per i gas prodotti durante l’affinazione dell’acciaio e il contenimento delle emissioni diffuse durante il trasferimento del coke.

Aia insufficiente, la Corte UE dà ragione ai cittadini

I giudici hanno rimarcato che per questi interventi non sono stati fissati né tempi precisi né scadenze chiare, rendendo necessario un intervento urgente. La sospensione è stata decisa “a tutela dei ricorrenti e degli altri residenti di Taranto, Statte e dei quartieri limitrofi”. Nel decreto si fa anche riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024, che aveva già preso in esame la questione sollevata dai cittadini pugliesi.

“Abbiamo agito per proteggere la salute pubblica, come richiesto anche dalla Corte UE”, ha commentato una fonte vicina al collegio giudicante. Il decreto è stato già trasmesso alla Corte di Giustizia europea.

Le aziende hanno tempo fino ad agosto, poi si vedrà

Le società coinvolte – Acciaierie d’Italia Spa in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia Holding Spa in As. e Ilva Spa in As. – hanno tempo fino al 24 agosto per adeguarsi. Potranno chiedere un aggiornamento dell’Aia 2025 che fissi “tempi certi e brevi” per realizzare gli interventi richiesti. Solo se non rispetteranno queste scadenze scatterà la sospensione vera e propria dell’attività nell’area a caldo.

Il decreto chiarisce che “l’ordine di sospensione cesserà appena le aziende avranno completato gli interventi richiesti”. In pratica, la chiusura potrà essere evitata se le imprese dimostreranno di aver preso in mano la situazione e avviato le misure ambientali richieste.

Taranto tra speranze e preoccupazioni

La notizia ha suscitato reazioni contrastanti a Taranto. Nel quartiere Tamburi, alcuni residenti hanno espresso sollievo: “Finalmente qualcuno ha deciso di intervenire – dice una donna sulla cinquantina – qui viviamo con il timore ogni giorno”. Altri, però, temono l’impatto sul lavoro: “Senza lavoro non si vive”, confida un operaio all’uscita dal turno notturno.

Sul fronte istituzionale, il sindaco di Taranto ha chiesto un incontro urgente con il governo: “Serve una soluzione che metta d’accordo salute e lavoro”, ha detto nel pomeriggio. Il Ministero dell’Ambiente, contattato da alanews.it, ha assicurato di seguire con attenzione l’evoluzione della vicenda.

Ex Ilva, il nodo tra salute e industria resta aperto

L’ex Ilva torna così al centro di un dibattito che coinvolge tutto il Paese. Da un lato c’è la tutela della salute pubblica, dall’altro il peso economico e sociale dello stabilimento più grande d’Europa. Nei prossimi mesi si capirà se la sospensione diventerà realtà o se si troverà un accordo tra le parti. Per ora, a Taranto si guarda ad agosto con il fiato sospeso.