Roma, 26 febbraio 2026 – Oltre 3.000 convenzioni tra Comuni e Consorzi di bonifica sono già operative in Italia. Un intreccio di accordi che, con la firma del nuovo Protocollo d’intesa tra Anbi (Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue) e Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), finalmente si dota di un quadro normativo chiaro. L’obiettivo, dicono i promotori, è semplice: “promuovere azioni condivise di sensibilizzazione, anche in sede europea, sulla manutenzione preventiva del territorio per ridurre il rischio idrogeologico e garantire una gestione corretta delle acque irrigue”.
Un patto per la sicurezza idraulica e la prevenzione
Il nuovo Protocollo d’intesa arriva in un momento segnato da eventi climatici sempre più estremi e frequenti. Secondo i dati di Anbi, le convenzioni attive coprono diversi ambiti: dalla sicurezza idraulica alla prevenzione del rischio idrogeologico, passando per la produzione di energia rinnovabile, la manutenzione delle strade, fino alla riqualificazione delle aree produttive e allo sviluppo locale. Insomma, una rete di collaborazioni pensata per rafforzare la capacità di reazione dei territori di fronte alle emergenze ambientali.
“Consorzi di bonifica e Comuni sono entrambi espressione diretta dei territori. Per questo è naturale che trovino punti di incontro concreti per tutelare comunità e ambiente”, ha detto Massimo Gargano, direttore generale di Anbi. Parole confermate dalle tante iniziative già partite sul campo, spesso nate per rispondere a problemi locali specifici.
Tavoli di lavoro per pianificare i bacini idrografici
Tra le novità del Protocollo c’è l’istituzione di tavoli di concertazione per mettere a punto i piani di gestione dei bacini idrografici territoriali. In pratica, Comuni e Consorzi si incontreranno regolarmente, scambiandosi dati e informazioni, per programmare interventi mirati su fiumi, canali e zone a rischio. Un modo per superare la frammentazione delle competenze, spesso indicata come uno dei principali ostacoli alla prevenzione.
Non solo. Il Protocollo prevede anche la creazione di unità tecniche specializzate, messe a disposizione dai Consorzi di bonifica per aiutare i Comuni nella progettazione degli interventi di difesa del suolo e regolazione delle acque. Secondo gli amministratori, questa mossa potrebbe snellire le pratiche burocratiche e migliorare la qualità dei lavori.
Dati condivisi e nuovi percorsi sui canali
Un altro punto chiave è lo scambio di banche dati, anche georeferenziate, tra enti locali e Consorzi. La condivisione delle informazioni – si legge nell’accordo – sarà essenziale per realizzare studi idraulici e idrogeologici che supportino l’adozione di nuovi strumenti urbanistici comunali. In sostanza, le scelte sul territorio si baseranno su dati aggiornati e analisi precise.
C’è poi il tema della mobilità lenta: dove possibile, gli argini dei canali consortili potranno diventare percorsi pedonali e ciclabili. Un’idea che piace soprattutto ai piccoli Comuni, dove infrastrutture leggere possono rappresentare un valore aggiunto per chi ci vive e per i turisti.
Emergenze ambientali e tutela della biodiversità
Il Protocollo non dimentica questioni tecniche ma importanti: dalla collaborazione per contenere le nutrie – specie invasiva che danneggia gli argini – al mantenimento del livello minimo di acqua nei canali durante il periodo extra-irriguo. Temi che, come sottolineano i tecnici, influiscono direttamente sulla sicurezza idraulica e sulla tutela della biodiversità.
“Questo Protocollo è un passo importante per l’Italia dei Comuni e la protezione del territorio, soprattutto in un momento in cui gli eventi estremi sono sempre più frequenti e intensi”, ha detto Marco Fioravanti, presidente del Consiglio nazionale Anci e sindaco di Ascoli Piceno. Parole che riflettono la crescente urgenza con cui molti amministratori affrontano la gestione del territorio.
Sguardo all’Europa e prossimi passi
La firma arriva mentre l’Unione Europea chiede agli Stati membri di prestare più attenzione alla prevenzione del dissesto idrogeologico. Fonti Anbi spiegano che nei prossimi mesi si apriranno tavoli tecnici per definire le prime linee guida operative, con l’obiettivo di presentare risultati concreti entro fine anno.
In attesa dei primi riscontri, resta forte la convinzione – condivisa da tecnici e amministratori – che solo una collaborazione strutturata tra enti locali e Consorzi potrà garantire una gestione efficace dell’acqua e una reale riduzione del rischio per le comunità.
