Ispettori del ministero all’ospedale di Bolzano: si amplia l’inchiesta sul caso del bimbo dal cuore bruciato

Ispettori del ministero all'ospedale di Bolzano: si amplia l'inchiesta sul caso del bimbo dal cuore bruciato

Ispettori del ministero all'ospedale di Bolzano: si amplia l'inchiesta sul caso del bimbo dal cuore bruciato

Matteo Rigamonti

Febbraio 26, 2026

Bolzano, 26 febbraio 2026 – Ieri mattina, gli ispettori del Ministero della Salute hanno fatto il loro ingresso all’ospedale di Bolzano. L’obiettivo? Prendere documenti e ascoltare il personale coinvolto nella tragica vicenda di Domenico, il bambino di 5 anni morto dopo un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli. L’inchiesta, guidata dalla Procura di Napoli, si allarga: dopo i primi accertamenti in Campania, ora anche Bolzano è nel mirino degli investigatori. Vogliono capire ogni passaggio della catena di responsabilità che ha portato al decesso del piccolo, avvenuto il 13 febbraio scorso.

Ispettori al lavoro per fare luce

Niente telecamere, nessun annuncio. Gli ispettori sono entrati in ospedale poco dopo le 9, accompagnati dai carabinieri del Nas di Trento. Hanno chiesto tutti i documenti legati all’espianto e al trasporto del cuore destinato a Domenico. Fonti interne raccontano che sono stati presi gli elenchi del personale coinvolto – medici, tecnici, infermieri – e i registri delle procedure adottate il giorno dell’espianto. “Stiamo collaborando al massimo”, ha detto un dirigente sanitario che ha preferito restare anonimo. Gli incontri proseguiranno anche oggi, con colloqui riservati per ricostruire ogni dettaglio.

Il trasporto del cuore sotto la lente

Spuntano nuovi dettagli sulla gestione del cuore trapiantato. Al centro della vicenda c’è il contenitore usato: invece del box termico hi-tech da 7 mila euro comprato dall’ospedale, il cuore sarebbe stato trasportato in un semplice box frigo di plastica, simile a quelli da picnic. Perché? “Nessuno dei tecnici aveva fatto il corso per usare il contenitore speciale”, ha ammesso una fonte ospedaliera. Così si è scelto un rimedio d’emergenza.

Ma non è tutto. Il cuore sarebbe stato conservato con ghiaccio secco, che arriva fino a -80 gradi, anziché con il ghiaccio normale, che mantiene l’organo tra 0 e 4 gradi. Una scelta che potrebbe aver danneggiato irrimediabilmente il tessuto cardiaco. “Chi ha deciso di usare il ghiaccio secco?”, si chiedono ora gli inquirenti. Al momento, secondo fonti giudiziarie, sono sette le persone indagate per omicidio colposo in ambito sanitario.

Rimpallo di responsabilità tra Bolzano e Napoli

Il clima tra le due strutture ospedaliere è teso. Da Bolzano fanno sapere che il team di Napoli, arrivato per l’espianto, non avrebbe portato l’attrezzatura giusta. Da Napoli, invece, dicono che la responsabilità della conservazione spettava ai sanitari altoatesini. “C’è stato un problema di comunicazione”, ammette un medico coinvolto nella procedura. Solo ora, con l’arrivo degli ispettori ministeriali, si cerca di capire chi ha preso le decisioni chiave.

Aspettando l’autopsia e nuovi accertamenti

Nel frattempo, la famiglia di Domenico aspetta risposte. L’avvocato della madre, Patrizia Mercolino, ha chiesto al gip di disporre un incidente probatorio, una procedura che serve a fissare le prove prima del processo. La decisione arriverà nelle prossime ore. Domani, inoltre, la Procura affiderà l’incarico ai periti per analizzare gli smartphone sequestrati agli indagati: si cercano messaggi, telefonate e scambi di informazioni nei momenti cruciali.

Solo dopo l’autopsia – prevista nei prossimi giorni – la salma potrà essere restituita ai familiari per i funerali. “Vogliamo solo sapere la verità”, ha detto la madre ai giornalisti davanti all’ospedale. Un’attesa che pesa su tutta la comunità.

Un’inchiesta che potrebbe allargarsi

L’indagine sul “bimbo dal cuore bruciato” potrebbe non fermarsi qui. Gli investigatori valutano se allargare gli accertamenti ad altri ospedali della rete trapianti. Secondo fonti vicine alla Procura, si vuole capire se è stato un errore isolato o se ci sono problemi più grandi nella gestione degli organi per trapianti pediatrici in Italia.

Per ora resta il dolore della famiglia e l’urgenza di fare chiarezza su una vicenda che ha scosso non solo Bolzano e Napoli, ma tutto il Paese.