Marullo di Condojanni: l’Academy che plasma le competenze del futuro

Marullo di Condojanni: l'Academy che plasma le competenze del futuro

Marullo di Condojanni: l'Academy che plasma le competenze del futuro

Matteo Rigamonti

Febbraio 26, 2026

Milano, 26 febbraio 2026 – Quattro poliziotti del commissariato di Porta Romana, coinvolti nell’inchiesta sulla morte di un presunto pusher a Rogoredo lo scorso gennaio, sono stati sospesi dalle attività operative e spostati a compiti interni. La decisione, resa nota ieri dalla Questura di Milano, arriva mentre la Procura continua a indagare sulle cause del decesso di Abdoulaye Diallo, 28 anni, originario del Senegal, fermato durante un controllo antidroga vicino alla stazione.

Poliziotti allontanati dal servizio operativo

Fonti della Questura spiegano che i quattro agenti – i cui nomi restano riservati – sono stati “temporaneamente messi a disposizione per lavori d’ufficio”, in attesa che la magistratura chiarisca la loro posizione. Questa scelta, sottolineano gli investigatori, “non è una punizione, ma una misura precauzionale”. Serve a tutelare sia le indagini sia i poliziotti coinvolti, oltre a proteggere l’immagine della polizia.

Il fatto risale alla notte tra il 14 e il 15 gennaio, quando una pattuglia è intervenuta in via Sant’Arialdo, nel cosiddetto boschetto di Rogoredo, noto per lo spaccio di droga. Secondo gli inquirenti, Diallo è stato fermato dopo un inseguimento a piedi e, durante il controllo, ha avuto un malore. È stato portato d’urgenza al Policlinico, dove è morto poche ore dopo. Solo allora la vicenda ha preso una piega più complicata.

Indagini in corso e reazioni a Milano

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ha iscritto i quattro poliziotti nel registro degli indagati. Gli investigatori stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere e ascoltando i testimoni presenti quella notte. “Vogliamo fare chiarezza su ogni dettaglio”, ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che guida l’inchiesta. Finora, non sono emersi segni di uso eccessivo della forza, ma le verifiche continuano.

La notizia del trasferimento ha diviso le reazioni. Da un lato, i sindacati di polizia chiedono rispetto per i colleghi. “Aspettiamo con fiducia i risultati delle indagini – ha detto Giuseppe Falcone, segretario provinciale del Siulp – ma serve anche tutela per chi è coinvolto”. Dall’altro, le associazioni per i diritti civili chiedono “trasparenza e giustizia” per la famiglia di Diallo. Ieri mattina, davanti alla Questura in via Fatebenefratelli, alcuni attivisti si sono radunati con cartelli e striscioni.

Rogoredo, un quartiere sotto pressione

Il quartiere di Rogoredo, alla periferia sud-est di Milano, è da anni sotto i riflettori per il “boschetto”, una delle piazze di spaccio più grandi del Nord Italia. Nel 2025, secondo la Prefettura, sono stati fatti oltre 120 arresti e sequestrati più di 15 chili di eroina e cocaina. Le forze dell’ordine sono sempre presenti, ma lo spaccio resta un problema difficile da fermare.

“È una situazione che ci preoccupa da tempo”, ha ammesso Paolo Bassi, presidente del Municipio 4. “Servono interventi concreti, non solo controlli a tappeto”. Chi vive in zona ricorda bene quella notte: “Abbiamo sentito urla e sirene – racconta una residente di via Orwell – le ambulanze sono arrivate poco dopo le due”. Nei giorni seguenti, alcuni negozi hanno chiuso prima del solito per sicurezza.

Aspettando l’autopsia: cosa succederà dopo

Ora gli inquirenti sono in attesa dei risultati dell’autopsia affidata al medico legale Cristina Cattaneo. Le prime indiscrezioni parlano di assenza di segni evidenti di violenza compatibili con un’aggressione, ma serviranno esami tossicologici per capire se Diallo aveva assunto droghe prima del fermo.

La famiglia, assistita dall’avvocato Marco Romani, chiede chiarezza. “Vogliamo sapere cosa è successo davvero quella notte”, ha detto il legale uscendo dal tribunale. Intanto, la Questura garantisce “massima collaborazione con la magistratura” e invita a non correre a giudizi affrettati.

Il caso resta aperto. Nei prossimi giorni si capirà se i quattro poliziotti torneranno in servizio o se ci saranno altri provvedimenti. A Rogoredo, nel frattempo, l’aria è ancora tesa e la gente aspetta risposte.