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Matteo Rigamonti

Febbraio 26, 2026

Milano, 26 febbraio 2026 – Quattro poliziotti sono stati allontanati dal commissariato di Rogoredo dopo essere finiti nel registro degli indagati per la morte di un presunto pusher, avvenuta nelle scorse settimane nel quartiere a sud-est della città. La Questura ha annunciato la decisione questa mattina, mentre la Procura di Milano continua a seguire da vicino le indagini. Gli agenti, secondo fonti interne, sono stati spostati su incarichi che non prevedono attività operative.

Quattro agenti indagati e trasferiti dopo la morte del pusher

Tutto è successo nella notte tra il 10 e l’11 febbraio, quando un uomo di origine nordafricana, Youssef B., 28 anni, è stato trovato morto vicino al cosiddetto “boschetto della droga” di Rogoredo. Le prime ricostruzioni parlano di un intervento della polizia finito tragicamente. Un controllo di routine che è rapidamente degenerato. Testimoni raccontano di urla e confusione intorno alle 23.30, seguite da un silenzio improvviso. Poco dopo sono arrivati i soccorsi.

I quattro agenti coinvolti – due uomini e due donne, tutti in servizio al commissariato di zona – sono stati sentiti dagli investigatori già nei giorni successivi. “Abbiamo seguito le procedure,” avrebbe detto uno di loro durante l’interrogatorio. Nonostante questo, la Procura ha deciso di iscriverli nel registro degli indagati per fare chiarezza. L’ipotesi di reato è, al momento, omicidio colposo.

Indagini aperte e prime reazioni

La Questura ha confermato che i quattro poliziotti sono stati “temporaneamente spostati ad altri compiti non operativi”, in attesa degli sviluppi. Una mossa cautelare, spiegano dalla polizia, “per proteggere sia gli agenti che l’immagine dell’amministrazione”. Nel frattempo, i controlli a Rogoredo restano serrati, soprattutto nelle zone più problematiche.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha commentato con prudenza: “Aspettiamo i risultati delle indagini, ma serve chiarezza per rispetto di tutti.” Anche il questore Giuseppe Petronzi ha voluto ribadire la sua fiducia negli uomini della polizia, sottolineando però che “ogni caso va esaminato con attenzione”.

Rogoredo e il boschetto: un nodo difficile da sciogliere

Da anni Rogoredo è al centro delle cronache per il “boschetto della droga”, una vasta area verde tra i binari e la tangenziale est. Ogni giorno, lì, si muovono tossicodipendenti e piccoli spacciatori. Le forze dell’ordine sono intervenute più volte per provare a tenere sotto controllo la situazione e garantire sicurezza ai residenti.

I dati della Prefettura parlano chiaro: solo nel 2025, nel boschetto sono stati fatti oltre 120 arresti. Ma il problema resta difficile da risolvere. “È una situazione complicata,” ammette un agente che lavora in zona. “Ogni giorno ci troviamo a gestire nuove emergenze.”

La Procura non lascia nulla al caso

Gli investigatori stanno ora passando al setaccio i filmati delle telecamere vicino al boschetto e ascoltando altri testimoni. L’autopsia eseguita all’Istituto di medicina legale di via Mangiagalli ha rilevato segni che farebbero pensare a una colluttazione. Ma le cause precise della morte devono ancora essere chiarite.

La Procura ha ordinato ulteriori accertamenti e non esclude nuovi iscritti nel registro degli indagati. Nel frattempo, la comunità nordafricana di Milano segue con attenzione la vicenda. “Vogliamo solo giustizia,” ha detto un amico di Youssef davanti al commissariato.

Tra tensione e attesa, la voce dei residenti

Nel quartiere l’aria è tesa. Alcuni abitanti dicono di avere paura dopo quello che è successo e per la presenza costante della polizia. “Viviamo con l’ansia che possa succedere ancora,” confida Maria, 52 anni, che abita vicino al boschetto. Altri, invece, difendono l’operato degli agenti: “Senza di loro qui sarebbe un caos,” commenta Franco, pensionato.

Mentre le indagini vanno avanti e i quattro poliziotti restano lontani dal servizio in strada, Rogoredo aspetta risposte. Milano osserva in silenzio, in attesa che la giustizia faccia il suo corso.