Moussa Sangare condannato all’ergastolo: il pm rivela il movente egoistico dell’omicidio di Sharon Verzeni

Moussa Sangare condannato all'ergastolo: il pm rivela il movente egoistico dell'omicidio di Sharon Verzeni

Moussa Sangare condannato all'ergastolo: il pm rivela il movente egoistico dell'omicidio di Sharon Verzeni

Matteo Rigamonti

Febbraio 26, 2026

Bergamo, 26 febbraio 2026 – Moussa Sangare è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Bergamo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la donna di 33 anni uccisa a coltellate nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. La sentenza, arrivata nel primo pomeriggio di oggi, riconosce all’imputato le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa: il delitto, secondo i giudici, è stato commesso di notte, ai danni di una donna sola e indifesa.

Ergastolo per Sangare: la Corte non ha dubbi

La Corte d’Assise, guidata dal giudice Giovanni Rinaldi, ha accolto senza esitazioni la richiesta del pubblico ministero Emanuele Marchisio, che puntava alla pena più severa. Secondo la ricostruzione della Procura, l’omicidio è stato il frutto di una scelta fredda e consapevole, motivata da ragioni personali e da una totale mancanza di empatia. “Un narciso senza scrupoli che ha sacrificato una vita umana per il proprio ego”, ha detto il pm durante la requisitoria, sottolineando come il DNA di Sharon Verzeni trovato sulla bicicletta di Sangare non lasciasse spazio a dubbi.

Le prove che inchiodano Sangare

Al centro del processo c’è stata la traccia biologica della vittima, rinvenuta proprio sulla bici dell’imputato. Per l’accusa, non si tratta di un caso o di un errore. “La prova è solida e inattaccabile”, ha spiegato l’avvocato Luigi Scudieri, legale della famiglia Verzeni, definendola la “piena dimostrazione della colpevolezza di Sangare”. La sera dell’omicidio, Sharon Verzeni sarebbe stata aggredita mentre tornava a casa. Una vicina ha raccontato di averla vista barcollare poco prima che venisse trovato il corpo. Poi la chiamata disperata ai soccorsi: pochi secondi, poi il silenzio.

Dolore e sollievo in famiglia

All’uscita dall’aula, i parenti di Sharon hanno accolto la sentenza con un misto di dolore e sollievo. “Non si può spezzare la vita di una giovane donna solo per dar sfogo a istinti violenti e antisociali”, ha detto Scudieri ai giornalisti. La madre, visibilmente scossa, si è stretta ai parenti senza parole. Il padre ha sussurrato soltanto: “Giustizia è fatta, ma Sharon non tornerà”.

La difesa contesta, ma i dubbi non convincono

L’avvocata Tiziana Bacicca, che difende Sangare, aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto o almeno una pena più lieve. Bacicca ha messo in discussione le prove raccolte: sul coltello usato nell’aggressione non sono state trovate tracce di sangue e nell’appartamento dove Sangare sarebbe entrato dalla finestra non sono emersi indizi utili. “La traccia di DNA sulla bicicletta potrebbe essere stata trasportata dal vento o dalla pioggia”, ha detto la legale, sollevando dubbi anche sulla tempistica dell’aggressione. Secondo Bacicca, l’omicidio potrebbe essersi svolto in due momenti diversi: una vicina avrebbe visto Sharon ancora in piedi dopo l’aggressione e la donna avrebbe avuto il tempo di chiamare prima di perdere conoscenza. “Non c’è prova certa del coinvolgimento di Sangare”, ha ribadito in aula.

Chi è Moussa Sangare

Sangare, già detenuto per l’omicidio di Sharon, era stato condannato qualche mese fa anche per maltrattamenti verso la sorella e la madre. Durante il processo, i periti nominati dal tribunale hanno escluso che fosse incapace di intendere e di volere al momento del delitto. “Nessun rimorso, nessuna empatia”, si legge nella perizia. In aula, Sangare ha negato ogni responsabilità: “Non sono stato io a uccidere Sharon”, ha detto davanti ai giudici.

Una comunità che non dimentica

A Terno d’Isola questa vicenda ha lasciato un segno profondo. Nei giorni dopo l’omicidio, centinaia di persone avevano partecipato a una fiaccolata silenziosa in memoria di Sharon. Oggi, davanti al tribunale di Bergamo, amici e conoscenti hanno atteso la sentenza. “Era una ragazza solare, sempre pronta ad aiutare gli altri”, ha ricordato un’amica d’infanzia. Ora la comunità aspetta di leggere le motivazioni complete della sentenza, che saranno depositate nelle prossime settimane.