Milano, 26 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio resta stabile questa mattina sui principali mercati delle materie prime. Il WTI (West Texas Intermediate) per aprile si attesta a 65,47 dollari al barile, in leggero aumento dello 0,08%. Il Brent, con la stessa scadenza, segna 70,93 dollari al barile, su del 0,11%. Una partenza di giornata senza scossoni, che mostra la prudenza degli operatori in attesa di nuovi sviluppi internazionali.
Petrolio in equilibrio: si attende la svolta
Nei primi scambi a New York e Londra il mercato procede con cautela. I volumi sono nella norma, e le variazioni limitate. “Il mercato cerca una direzione precisa”, ha detto un analista di una banca d’investimento europea, contattato poco dopo le 9. “Per ora, non ci sono notizie che possano far pendere nettamente la bilancia”.
Il prezzo del WTI a 65,47 dollari e quello del Brent a 70,93 dollari sono praticamente gli stessi della settimana scorsa. Fonti di settore confermano che la domanda globale resta solida, senza però picchi particolari. L’offerta, soprattutto dai paesi OPEC+, continua a essere sotto stretta osservazione dagli investitori.
Tensioni geopolitiche e domanda che tiene
Dietro questa calma apparente, però, ci sono diversi fattori in gioco. Da un lato, le tensioni in zone chiave come Medio Oriente e Nord Africa non sono affatto scomparse. Dall’altro, la crescita economica di Stati Uniti e Cina tiene vive le aspettative sulla domanda di greggio.
“Non ci sono stati nuovi sviluppi nelle ultime 24 ore”, ha detto un trader londinese esperto di energia. “Le quotazioni riflettono un equilibrio fragile: basta poco per cambiare tutto”. Le ultime previsioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia parlano di una domanda mondiale in lieve crescita per il secondo trimestre, ma senza picchi improvvisi.
OPEC+: cosa aspettarsi dalle prossime mosse
Un altro punto chiave riguarda l’OPEC+, il gruppo che riunisce i principali produttori di petrolio con alcuni alleati. La riunione ministeriale di metà marzo potrebbe portare novità sulle quote di produzione. “Gli operatori puntano su un possibile mantenimento dei tagli”, spiega una fonte vicina ai negoziati. “Ma molto dipenderà dai dati sulla crescita globale e dalle pressioni interne ai singoli paesi”.
Intanto, i dati sulle scorte negli Stati Uniti, diffusi ieri, hanno mostrato un piccolo aumento rispetto alle attese. Un segnale che il mercato americano rimane ben fornito, almeno nel breve periodo.
Prezzi alla pompa: una boccata d’ossigeno per gli italiani
Per chi fa il pieno in Italia, la stabilità del petrolio a livello internazionale si traduce in prezzi alla pompa sostanzialmente fermi. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina self service si attesta intorno a 1,82 euro al litro in questa settimana. Il gasolio viaggia poco sotto quota 1,75 euro.
Le aziende energivore – trasporti, logistica, industria pesante – continuano a seguire l’andamento dei prezzi con attenzione. “Anche una piccola variazione si riflette sui nostri costi”, racconta il responsabile acquisti di una grande azienda di trasporti lombarda. “Per ora la situazione è sotto controllo, ma l’incertezza resta alta”.
Qualche passo avanti o fase di attesa?
Gli esperti restano cauti sulle previsioni a breve termine. Alcuni istituti internazionali vedono la possibilità di un aumento dei prezzi se dovessero emergere nuove tensioni geopolitiche o una ripresa più decisa della domanda asiatica. Altri invece prevedono un periodo di stabilità, con i prezzi che si muoverebbero tra i 65 e i 72 dollari al barile.
Oggi, insomma, si parte da una situazione di calma. Gli occhi degli operatori restano fissi sulle prossime mosse dell’OPEC+ e sui dati economici in arrivo nei prossimi giorni. Solo allora si potrà capire se il mercato troverà finalmente una direzione chiara.
