Rientro anticipato per Crew 11: la verità sull’astronauta Mike Fincke malato

Rientro anticipato per Crew 11: la verità sull'astronauta Mike Fincke malato

Rientro anticipato per Crew 11: la verità sull'astronauta Mike Fincke malato

Giada Liguori

Febbraio 26, 2026

Houston, 26 febbraio 2026 – Mike Fincke, astronauta della Nasa, è stato costretto a interrompere la sua missione sulla Stazione Spaziale Internazionale a causa di un problema di salute che ha portato al rientro anticipato di tutta la squadra della missione Crew 11 lo scorso 15 gennaio. La notizia, diffusa dall’agenzia spaziale su richiesta dello stesso Fincke, arriva a settimane di distanza dall’episodio e fa luce su uno degli eventi più delicati degli ultimi anni.

Malore improvviso in orbita

Il 7 gennaio, mentre si trovava a bordo della ISS, Fincke ha avvertito un malessere che ha richiesto l’intervento immediato dei colleghi. “Ho avuto un problema medico che ha richiesto l’attenzione urgente dei miei incredibili compagni”, ha raccontato l’astronauta in una nota della Nasa. La natura esatta del disturbo non è stata resa pubblica, né dalla Nasa né da fonti vicine all’equipaggio. Stando a quanto riferito, la situazione è stata affrontata rapidamente grazie al supporto dei medici di volo collegati da Houston.

Fincke, 57 anni, veterano di diverse missioni e noto per la sua esperienza nelle attività extra-veicolari, ha voluto ringraziare pubblicamente il team: “Grazie alla loro pronta risposta e alla guida dei chirurghi di volo della Nasa, le mie condizioni si sono stabilizzate in fretta”. Solo dopo ore di apprensione e consulti a distanza è scattata la decisione di rientrare anticipatamente.

Un rientro senza precedenti in 25 anni

Il ritorno della Crew 11 è un evento raro nella storia della Stazione Spaziale Internazionale. In venticinque anni di attività, non era mai successo che un’intera missione fosse interrotta per un problema di salute di un solo membro. La scelta è stata presa nelle ore successive al malore, quando i medici della Nasa hanno valutato che, pur essendo stabile, Fincke doveva ricevere assistenza a terra.

Oltre a Fincke, la Crew 11 comprendeva anche Zena Cardman e altri due astronauti. Il problema si è manifestato proprio alla vigilia di una passeggiata spaziale prevista per l’8 gennaio. Fincke avrebbe dovuto uscire insieme a Cardman per installare nuovi componenti all’esterno della stazione. L’attività è stata cancellata all’ultimo minuto, come confermato da fonti interne alla Nasa.

Controlli medici e sicurezza prima di tutto

Prima di ogni passeggiata spaziale, gli astronauti affrontano controlli medici accurati. In questo caso, la visita pre-passeggiata ha evidenziato che Fincke necessitava di ulteriori accertamenti. “La sicurezza dell’equipaggio viene prima di tutto”, ha sottolineato un portavoce della Nasa. La decisione di annullare la passeggiata e poi di rientrare in anticipo è stata presa insieme ai medici del Johnson Space Center di Houston.

Fincke si trova proprio al Johnson Space Center per il recupero post-missione. “Sto bene e sto seguendo il normale percorso di recupero”, ha detto l’astronauta ai media americani. Nel suo racconto c’è la consapevolezza di chi ha vissuto un’esperienza intensa: “Volare nello spazio è un privilegio enorme, ma a volte ci ricorda quanto siamo fragili”.

Conseguenze sulla missione e reazioni della comunità scientifica

L’annullamento della passeggiata ha avuto ripercussioni anche sul programma scientifico. Fincke avrebbe raggiunto il traguardo delle dieci attività extra-veicolari, entrando nel ristretto gruppo di astronauti statunitensi a raggiungere questo record. “Era pronto, aveva preparato ogni dettaglio”, dicono fonti vicine all’equipaggio. Ma la priorità è sempre stata la salute.

La notizia è stata accolta con rispetto nella comunità scientifica internazionale. “La gestione dell’emergenza dimostra quanto siano efficaci le procedure di sicurezza”, ha commentato un ricercatore dell’ESA contattato telefonicamente. Nessuna polemica, solo la consapevolezza che, anche nello spazio, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Un episodio che apre nuove strade

Il caso Fincke fa riflettere sulle sfide mediche delle missioni spaziali di lunga durata. Se da un lato la tecnologia permette interventi veloci anche a centinaia di chilometri dalla Terra, dall’altro resta il fattore umano. “Siamo pronti a tutto, ma non possiamo prevedere ogni situazione”, ha confidato un medico della Nasa.

Per ora la Crew 11 è tornata a terra e Fincke continua il suo recupero. La sua esperienza – e la trasparenza con cui è stata gestita – potrebbero diventare un modello per comunicare le emergenze sanitarie nello spazio.