Monfalcone, 26 febbraio 2026 – Un giovane operaio di 27 anni è morto questa mattina nei cantieri navali di Monfalcone, in provincia di Gorizia, dopo essere precipitato da circa venti metri mentre lavorava sulla copertura della linea pannelli, vicino alla Salderia B. La vittima, come riferito da fonti sindacali e confermato dall’ANSA, abitava a Trieste ed era dipendente di una ditta esterna specializzata in lavori in quota. L’incidente ha scosso profondamente il cantiere e ha spinto le rappresentanze sindacali di Fiom, Fim e Uilm a proclamare uno sciopero immediato.
Sciopero subito dopo la tragedia nei cantieri navali
La notizia ha fatto il giro in fretta tra i lavoratori, che già nelle prime ore hanno iniziato a lasciare le postazioni. “Basta, basta, basta morire lavorando”, hanno scritto in una nota congiunta Fim, Fiom e Uilm. I sindacati hanno indetto due ore di sciopero e un’assemblea anche negli altri cantieri del gruppo, estendendo l’astensione dal lavoro alle aziende in appalto. “Lo sciopero è stato proclamato in tutti i cantieri del gruppo”, hanno spiegato, sottolineando la necessità di una risposta forte e unitaria di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro.
Dalle prime ricostruzioni, il giovane stava lavorando su una copertura metallica quando ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto. Sul posto sono arrivati i soccorsi del 118 e le forze dell’ordine, ma non c’è stato nulla da fare. L’area è stata subito sequestrata per permettere i rilievi e le indagini delle autorità competenti.
Sindacati: “Ora serve un cambio deciso sulla sicurezza”
Il dolore per la perdita si è unito a una dura presa di posizione da parte dei sindacati. “Siamo di nuovo qui a denunciare una morte che ha dei responsabili e delle responsabilità”, hanno scritto Fim, Fiom e Uilm in una nota uscita poche ore dopo l’incidente. “Non possiamo più accettare che in Italia si continuino a contare morti sul lavoro senza che nulla cambi”.
I sindacati chiedono un intervento serio da parte di istituzioni e aziende. “Serve una volontà politica vera per affrontare questa piaga. Occorrono investimenti, soprattutto nella formazione”, si legge nel comunicato. Un punto critico è proprio la formazione sulla sicurezza, specie nelle aziende in appalto. “Vogliamo verifiche concrete sulla formazione fatta nelle ditte esterne”, hanno aggiunto i rappresentanti dei lavoratori.
Nel cantiere tensione e richieste di controlli più severi
Davanti ai cancelli del cantiere di Monfalcone l’atmosfera è carica di tensione. Qualcuno parla sottovoce con i colleghi, altri si allontanano in silenzio. “Non è la prima volta che succede qualcosa qui”, confida un operaio che preferisce restare anonimo. “Ogni giorno si lavora con la paura che possa succedere a chiunque”.
Le indagini sono in mano agli ispettori dello Spisal e ai carabinieri della compagnia locale. Gli investigatori stanno raccogliendo documenti sulle misure di sicurezza adottate dalla ditta esterna e stanno verificando le condizioni di lavoro al momento dell’incidente. Secondo fonti vicine all’inchiesta, saranno ascoltati i responsabili della sicurezza del cantiere e i colleghi presenti quando è avvenuta la caduta.
La sicurezza sul lavoro torna al centro del dibattito
La tragedia di Monfalcone riporta sotto i riflettori la sicurezza nei grandi cantieri industriali italiani. Nel 2025, secondo i dati dell’Inail, gli infortuni mortali sul lavoro hanno superato quota mille in tutto il Paese. Un numero che preoccupa sindacati e istituzioni locali. Il sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, ha espresso “profondo dolore” per l’accaduto e ha chiesto “un impegno concreto da parte di tutti per garantire condizioni di lavoro sicure”.
Fim, Fiom e Uilm ribadiscono: “Bisogna cambiare la cultura della sicurezza, che troppo spesso viene vista solo come un costo per le aziende”. La richiesta è netta: più controlli, più formazione, più responsabilità condivisa tra imprese e istituzioni. Solo così si potrà sperare di evitare che tragedie come questa si ripetano ancora nei cantieri italiani.
