Firenze, 27 febbraio 2026 – Piero Barucci, economista di spicco e protagonista della finanza italiana degli ultimi decenni, è morto oggi nella sua città natale, Firenze, all’età di 92 anni. La notizia, confermata dalla famiglia, è arrivata in mattinata e subito ripresa dagli ambienti accademici e bancari che lo hanno visto protagonista per oltre mezzo secolo. Nato il 29 giugno 1933, Barucci ha attraversato da protagonista alcune delle fasi più difficili dell’economia nazionale, ricoprendo ruoli chiave sia nelle istituzioni pubbliche che nel settore privato.
Barucci, il volto della banca italiana per oltre trent’anni
La carriera di Piero Barucci si lega strettamente alla storia del sistema bancario italiano. Dal 1983 al 1990 ha guidato il Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo, in anni di grandi cambiamenti per il credito. Nel 1987, mentre il sistema finanziario italiano affrontava nuove sfide, Barucci è stato chiamato a presiedere l’Associazione bancaria italiana (ABI), carica che ha mantenuto fino al 1991. “Sapeva ascoltare tutti, anche quando le tensioni tra banche e governo erano forti”, ha ricordato oggi un ex dirigente ABI.
Al Tesoro nel cuore della crisi degli anni ’90
Nel 1992, Giuliano Amato lo chiama a guidare il Ministero del Tesoro. Sono mesi duri: l’Italia è travolta da una delle peggiori crisi valutarie, la lira sotto attacco nei mercati e il debito pubblico in crescita. Barucci resta al Tesoro anche con il governo Ciampi, fino al 1994. L’ex premier Amato lo ricorda così: “Barucci portò rigore e competenza in un momento in cui servivano nervi saldi”. Il suo nome resta legato alle prime grandi privatizzazioni e agli sforzi per modernizzare la pubblica amministrazione finanziaria.
Tra banche e industria pubblica, una presenza costante
Dopo l’esperienza al Tesoro, Barucci torna nel mondo bancario: diventa amministratore delegato del Credito Italiano (oggi parte di UniCredit), contribuendo alla stagione delle fusioni che hanno cambiato il settore. Non solo: siede anche nel consiglio di amministrazione dell’IRI, gigante pubblico impegnato in una difficile ristrutturazione. “Non si tirava mai indietro davanti alle responsabilità”, ricorda un ex collega dell’IRI, evocando le lunghe riunioni serali negli uffici di Roma.
Sette anni all’Antitrust e la passione per l’università
Dal 1997 al 2004, Barucci è stato membro dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. In quegli anni ha contribuito a tracciare le regole della nuova economia italiana post-monopolio. “Aveva una visione molto concreta della concorrenza”, racconta oggi un funzionario dell’Antitrust. Nel frattempo, non ha mai abbandonato l’università: laureato in Economia a Firenze nel 1959, ha insegnato a Siena e a Firenze, dove è stato anche preside della facoltà di economia e commercio.
Un uomo di rigore, ma capace di dialogo
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo di grande rigore, ma anche capace di ascoltare e mediare. “Non alzava mai la voce, ma sapeva farsi capire”, racconta un suo ex studente. Negli ultimi anni si era allontanato dalla vita pubblica, ma seguiva ancora con attenzione le vicende economiche italiane. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo della finanza e dell’accademia. I funerali si terranno nei prossimi giorni a Firenze, in forma privata come richiesto dalla famiglia.
Barucci – questo il ricordo che oggi circola tra chi lo ha incrociato nei corridoi delle banche o nelle aule universitarie – “ha sempre creduto che l’economia dovesse servire le persone, non il contrario”. Un principio che, forse più di ogni altro titolo o incarico, rimane il segno distintivo della sua lunga vita pubblica.
