Gerusalemme, 27 febbraio 2026 – La Corte Suprema israeliana ha bloccato ieri le nuove misure del governo che limitavano il lavoro delle Ong nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Dopo settimane di tensioni tra Tel Aviv e le principali organizzazioni internazionali, la decisione concede una pausa alle Ong che avevano rifiutato di adeguarsi alle nuove regole. Un intervento pensato per assicurare che gli aiuti umanitari continuino a raggiungere due tra le zone più fragili del Medio Oriente.
Ong in allarme per le nuove restrizioni
Le regole varate da Netanyahu a metà febbraio prevedevano una serie di obblighi burocratici e logistici per le Ong straniere. Tra questi, un registro dettagliato delle attività, la condivisione dei dati sui beneficiari e l’obbligo di notificare ogni spostamento di personale e materiali nei territori palestinesi. Un portavoce di Medici Senza Frontiere ha detto che “così diventa praticamente impossibile lavorare sul campo”. Anche la Croce Rossa Internazionale e l’UNRWA avevano espresso timori per un possibile blocco degli aiuti essenziali.
La Corte dice stop alle nuove regole
La sospensione è arrivata lunedì sera, dopo che un gruppo di Ong locali e internazionali aveva presentato ricorso. I giudici hanno deciso che le nuove misure rimarranno ferme “fino a nuova valutazione”, dando così respiro alle organizzazioni per continuare senza intoppi. “La priorità è proteggere i civili”, ha spiegato uno dei magistrati, sottolineando la gravità della situazione umanitaria a Gaza e in Cisgiordania.
Reazioni sul campo e in politica
La decisione ha portato sollievo tra chi lavora sul territorio. “Un passo fondamentale per non abbandonare le comunità più vulnerabili”, ha commentato un rappresentante del Norwegian Refugee Council da Ramallah. Anche alcune agenzie Onu hanno accolto positivamente la sentenza, pur sottolineando l’urgenza di trovare una soluzione stabile per far lavorare le Ong in sicurezza e trasparenza.
Dal governo israeliano è arrivata una nota del Ministero degli Esteri: “Rispettiamo la decisione della Corte, ma continueremo a monitorare da vicino le attività delle organizzazioni straniere nei territori palestinesi. La sicurezza resta la nostra priorità”. Il comunicato è stato diffuso poco dopo le 20.
Un quadro sempre più difficile
Negli ultimi mesi, la situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania è peggiorata. Secondo l’Onu, più di 2 milioni di persone dipendono dagli aiuti internazionali per cibo, acqua e cure mediche. Le restrizioni di Tel Aviv sono state giustificate con motivi di sicurezza, per evitare che alcune forniture finissero nelle mani di gruppi armati. Ma molte Ong denunciano un clima di ostilità crescente e difficoltà sempre maggiori sul terreno.
Un operatore locale, che ha chiesto di restare anonimo, racconta: “Negli ultimi giorni abbiamo avuto problemi anche solo a far passare i mezzi ai checkpoint. Ogni minuto di ritardo può costare vite umane”.
Cosa succederà adesso
La sospensione delle restrizioni è solo una pausa, non una soluzione definitiva. Nei prossimi mesi la Corte Suprema dovrà decidere se le nuove regole sono compatibili con il diritto internazionale e i diritti umani. Intanto, le Ong possono continuare a lavorare come prima dell’entrata in vigore delle misure contestate.
La comunità internazionale resta in allerta: diversi governi europei hanno già chiesto a Israele di garantire pieno accesso agli aiuti. Solo allora si potrà parlare di una vera normalizzazione del lavoro delle organizzazioni internazionali a Gaza e in Cisgiordania.
