Roma, 27 febbraio 2026 – L’Italia ha dato oggi il suo via libera ufficiale alla creazione di un centro europeo dedicato all’Intelligenza Artificiale, sul modello del Cern. Un passo deciso per provare a rendere l’Europa più competitiva in un settore dominato da Stati Uniti e Cina. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha annunciato la svolta durante un incontro all’Accademia dei Lincei, storica istituzione romana che da tempo sostiene la proposta lanciata dal premio Nobel Giorgio Parisi. L’obiettivo è chiaro: costruire una struttura pubblica capace di colmare il ritardo rispetto ai giganti mondiali.
L’Italia spinge per un centro europeo sull’IA
Il primo segnale concreto arriva dal sostegno italiano all’iniziativa AI Frontiers, un progetto promosso da Francia e Germania. “Voglio esprimere tutto il mio appoggio a questa idea, che reputo visionaria, necessaria e puntuale per il futuro tecnologico del nostro continente”, ha detto Bernini davanti a una platea di scienziati e ricercatori. La ministra ha spiegato di aver già scritto ai colleghi europei, la tedesca Dorothee Bär e il francese Philippe Baptiste, per condividere la posizione italiana e avviare un lavoro comune.
Ma non è tutto. Bernini ha inviato anche una lettera a Ekaterina Zaharieva, commissaria Ue per Startup, Ricerca e Innovazione, e a Nikodemos Damianou, viceministro cipriota con la presidenza di turno del Consiglio Ue. Nella missiva, l’Italia esprime “forte interesse a partecipare attivamente come partner fondante” e propone di lavorare insieme per scrivere una possibile proposta di Conclusioni del Consiglio. L’idea è chiara: definire un mandato politico solido e un impegno duraturo.
Il Cern dell’IA: la sfida della ricerca pubblica
L’idea di un centro europeo sull’IA nasce dalla convinzione che solo un’istituzione pubblica può garantire trasparenza, collaborazione e velocità nello sviluppo delle tecnologie. “Un centro pubblico per affrontare queste sfide è fondamentale”, ha ribadito Giorgio Parisi, ringraziando Bernini per aver raccolto il grido d’allarme della comunità scientifica. Parisi sottolinea la necessità di rilanciare la “ricerca aperta”, l’unica strada per evitare monopoli e spingere davvero l’innovazione.
Anche il presidente dei Lincei, Roberto Antonelli, mette in guardia: “Se l’Europa non mette in piedi un suo programma, in grado di reggere il confronto con Stati autoritari e grandi iniziative private che stanno soverchiando gli Stati, rischiamo di finire ai margini”. Un campanello d’allarme che trova eco nelle parole del vicepresidente Carlo Doglioni: “L’Europa investe molto meno rispetto a Stati Uniti e Cina e ha un mercato spezzettato”. Due fattori che aumentano il rischio di rimanere indietro.
L’Intelligenza Artificiale come nuova rivoluzione industriale
Per chi spinge questa proposta – tra cui Pierluigi Contucci dell’Università di Bologna – l’Intelligenza Artificiale è “una vera e propria rivoluzione industriale”. Un momento storico simile a quello della fisica nucleare nel secondo dopoguerra, quando nacque il Cern. Il fisico Luciano Maiani mette in evidenza le analogie: senza una struttura comune capace di attrarre i migliori talenti, l’Europa rischia di rimanere tagliata fuori.
A confermare questa visione ci sono anche le parole di Stefano Leonardi (Sapienza) e del fisico francese Marc Mézard, convinti che un centro europeo per l’IA possa diventare un punto di riferimento mondiale. Solo così, dicono, si potrà davvero competere con i grandi colossi internazionali.
Cosa succederà ora
La strada è appena cominciata. Il sostegno italiano all’iniziativa AI Frontiers deve ora tradursi in una collaborazione più ampia con gli altri Paesi europei, per definire regole comuni e creare una rete di centri specializzati. “Lavoreremo insieme per mettere a punto una proposta condivisa”, ha assicurato Bernini. La posta in gioco è alta: garantire all’Europa un ruolo da protagonista nella nuova era dell’Intelligenza Artificiale.
