Licenziato per colpa dell’intelligenza artificiale: il primo caso che fa discutere

Licenziato per colpa dell'intelligenza artificiale: il primo caso che fa discutere

Licenziato per colpa dell'intelligenza artificiale: il primo caso che fa discutere

Matteo Rigamonti

Febbraio 27, 2026

Roma, 27 febbraio 2026 – Il Tribunale di Roma ha dato il suo via libera a un licenziamento per giustificato motivo oggettivo legato all’arrivo dell’Intelligenza Artificiale in azienda. Con la sentenza n. 9135, depositata lo scorso 19 novembre, si tratta del primo caso in Italia in cui l’uso dell’AI viene esplicitamente indicato come causa di una riorganizzazione che ha eliminato un posto di lavoro. Protagonista è una graphic designer di una società di cybersecurity romana, licenziata dopo che l’azienda ha deciso di accorpare ruoli e introdurre nuove tecnologie per snellire i processi interni.

Quando l’AI cambia i conti in azienda

Dai documenti emerge che, nel 2025, la società – il cui nome resta riservato – ha avviato una profonda riorganizzazione interna. Ha puntato su strumenti digitali avanzati e sull’adozione di sistemi di AI per gestire alcune attività creative e operative. Così la posizione della graphic designer, in forza da anni, è diventata superflua. L’azienda ha spiegato la scelta con la necessità di tagliare i costi e rendere tutto più efficiente. Le nuove tecnologie, dicono, permettono di svolgere quelle mansioni più velocemente e con meno risorse.

La lavoratrice, assistita dal suo avvocato, ha fatto ricorso, sostenendo che il licenziamento fosse discriminatorio e che l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale non potesse giustificare la sua esclusione. Ma dopo mesi di udienze e confronti, il tribunale ha dato ragione all’azienda.

Perché il tribunale ha detto sì

Il giudice ha chiarito che l’AI non è di per sé una causa di licenziamento, ma uno strumento dentro una riorganizzazione più ampia. “La legittimità del licenziamento resta ancorata ai criteri tradizionali del giustificato motivo oggettivo”, si legge nella sentenza. Insomma, il tribunale ha richiamato casi simili già visti in passato con l’arrivo dei primi software gestionali, che avevano sostituito molti contabili.

In più, il giudice ha sottolineato che l’azienda ha dimostrato di non poter ricollocare la lavoratrice in altri ruoli compatibili. Il cosiddetto “repêchage” – l’obbligo del datore di lavoro di cercare una nuova posizione per il dipendente – è stato considerato rispettato. Anche se, come nota il Corriere della Sera, spesso questo si scontra con organici ridotti e poche opportunità di riqualificazione.

L’AI e il lavoro: un rapporto sempre più stretto

Questa sentenza fa da spartiacque nel diritto del lavoro italiano. L’Intelligenza Artificiale, spiegano gli esperti sentiti da alanews.it, sta accelerando i processi di riorganizzazione nelle aziende. “L’AI permette di tagliare i costi e concentrare le funzioni in tempi brevi”, dice un consulente del lavoro romano che segue diverse realtà tech. Ma avverte: “Non si può dire che l’AI sia colpevole dei licenziamenti, piuttosto cambia il modo di lavorare e rende certi ruoli meno richiesti”.

I dati dell’Osservatorio sul Lavoro Digitale confermano questa tendenza: nel 2025 oltre il 12% delle aziende italiane ha avviato progetti di automazione con l’AI, soprattutto nei settori creativi e amministrativi. I sindacati però sono allarmati sulle conseguenze occupazionali. “Serve un piano nazionale per riqualificare i lavoratori”, ha detto Francesca Rebecchi, segretaria generale della Cgil Roma e Lazio.

Il dopo sentenza: cosa succede ora

La graphic designer al centro del caso non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Fonti vicine raccontano che la decisione del tribunale è stata accolta con delusione, ma senza intenzione di fare ricorso. Intanto, la vicenda fa discutere giuristi e addetti ai lavori. “È solo il primo segnale di un fenomeno destinato a crescere”, commenta un docente di diritto del lavoro della Sapienza.

In attesa che il legislatore metta mano a nuove regole per affrontare l’impatto delle tecnologie sul lavoro, questa sentenza segna un punto fermo: l’Intelligenza Artificiale può entrare nelle scelte organizzative, ma i criteri per i licenziamenti restano quelli di sempre. Solo così si potrà davvero parlare di una nuova era per il diritto del lavoro italiano.