Bolzano, 27 febbraio 2026 – Un cuore destinato a salvare un bambino, Domenico Caliendo, è stato trasportato in un frigo da spiaggia e conservato con ghiaccio secco, in una notte segnata da una serie di errori e improvvisazioni all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Tutto è successo la sera del 23 dicembre 2025. L’équipe del Monaldi di Napoli, incaricata dell’espianto, si è trovata senza l’attrezzatura necessaria e ha faticato a comunicare, come emerge dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti e da fonti ospedaliere.
Lingue diverse, confusione e tensione in sala operatoria
Quando i medici napoletani sono arrivati a Bolzano per prelevare il cuore di un bambino morto per annegamento, hanno trovato ad attenderli anche i colleghi di Innsbruck, impegnati in altri espianti. Ma subito sono spuntati problemi: solo uno dei chirurghi napoletani parlava inglese, hanno raccontato Stefan Schleidel, Veronika Kropfel e Simon Kirkmar, dell’équipe austriaca. “Erano nervosi, preoccupati”, ha detto un testimone. L’intervento, che non facevano da tempo, li ha messi subito in difficoltà.
Secondo la procedura, prima di prelevare il cuore serve un drenaggio adeguato. La dottoressa Gabriella Farina, responsabile dell’équipe napoletana, avrebbe fatto un’incisione troppo piccola. “Abbiamo visto una congestione venosa evidente”, ha spiegato Schleidel. I chirurghi austriaci hanno provato a far presente il problema in inglese, ma – secondo quanto riferito – “non hanno risposto”. Solo dopo tre richiami ad alta voce, uno dei medici austriaci è intervenuto di persona.
Mancano le attrezzature, si cerca una soluzione in fretta
La situazione è peggiorata quando è emerso che l’équipe del Monaldi non aveva i sacchetti giusti per conservare il cuore, né le soluzioni necessarie. Hanno dovuto chiedere aiuto ai colleghi austriaci anche per un contenitore di plastica. Alla fine, il cuore è stato messo in un barattolo per pezzi anatomici e conservato in un frigo da spiaggia. “Sembravano tesi, preoccupati – ha detto Julia Kompatscher, anestesista di Bolzano – la chirurga mi ha detto che era tanto che non faceva una procedura simile”.
Anche il trasporto ha sollevato dubbi: inizialmente i medici napoletani avevano in mente di tornare a Verona in ambulanza, un viaggio di oltre due ore. Solo grazie al personale locale è stato chiamato l’elicottero.
Ghiaccio secco, un errore fatale
Un altro punto chiave riguarda come è stato conservato l’organo. Secondo gli operatori di Innsbruck, nessuno del team napoletano ha chiesto il ghiaccio normale. La dottoressa Farina – difesa dagli avvocati Dario Gagliano e Anna Ziccardi – ha chiesto al personale di Bolzano del ghiaccio secco. “Gliel’ho mostrato e le ho chiesto se andava bene. Ha detto sì”, ha detto un’operatrice socio-sanitaria presente in sala.
Il ghiaccio secco, anidride carbonica solida a -79 gradi, a Bolzano si usa solo per conservare i tessuti. “Si capisce perché fuma”, ha spiegato la responsabile delle sale operatorie. Ma le linee guida vietano il suo uso per gli organi destinati al trapianto: può rovinarli irrimediabilmente.
Indagini in corso, si aspetta l’autopsia
La procura di Napoli sta cercando di capire le responsabilità dell’équipe napoletana. Il giudice Mariano Sorrentino dovrà fissare presto l’autopsia con incidente probatorio. Dalle testimonianze emerge che il personale di Bolzano non sapeva bene quali fossero i rischi legati all’uso del ghiaccio secco. La decisione finale, invece, è stata presa dai medici del Monaldi.
Gli accertamenti indicano che il ghiaccio secco è stato messo nel contenitore isotermico da un operatore non specializzato, ma solo dopo il via libera dei medici napoletani. La procura sembra indirizzata a escludere colpe al personale altoatesino.
Una tragedia segnata da errori e pressioni
La morte di Domenico Caliendo è una ferita aperta. Il padre del bambino ha raccontato di aver capito che qualcosa non andava quando i medici sono spariti senza spiegazioni. In quelle ore convulse – tra problemi di comunicazione, attrezzature mancanti e decisioni prese all’ultimo – si è consumata una tragedia che ora la magistratura dovrà ricostruire passo dopo passo. Solo allora si potrà capire come un cuore destinato a salvare una vita sia stato “bruciato” da una serie di errori umani e di organizzazione.
