Roma, 27 febbraio 2026 – Il governo italiano, tramite la premier Giorgia Meloni, ha annunciato la sua uscita dalla gestione diretta di Assicurazioni Generali. La maggior parte delle quote pubbliche è stata ceduta. Ieri sera, in un’intervista a Bloomberg, Meloni ha detto chiaro e tondo che “il ruolo del governo è finito”. Con la quota residua del 4,9%, Palazzo Chigi non ha più la forza per influenzare davvero la governance della compagnia assicurativa triestina.
Governo, l’addio alla guida di Generali
Interpellata dai giornalisti internazionali, la presidente del Consiglio ha tagliato corto: l’esecutivo “non parteciperà più alla nomina dei nuovi vertici” di Generali. Una posizione netta, che chiude settimane di ipotesi sul futuro della presenza pubblica nel gruppo. “Con questa quota – ha rimarcato Meloni – non abbiamo più gli strumenti per pesare sulle decisioni strategiche”. Da Palazzo Chigi, nessuna parola in più. Solo una nota breve, uscita in mattinata, conferma la linea: il governo seguirà il settore assicurativo da spettatore, senza interventi diretti.
Borsa in fibrillazione dopo l’annuncio
La reazione della Borsa di Milano è stata immediata. Il titolo Generali, già in calo nelle prime ore, ha accelerato la discesa dopo le parole della premier. Alle 15:30, il titolo segnava un –6,2%, scendendo a 8,35 euro. A soffrire non è stato solo Generali: anche Mediobanca, principale azionista, ha perso il 5,4%, chiudendo a 18,66 euro. Secondo alcuni analisti di Piazza Affari, questo calo brusco è la risposta dell’investitore all’incertezza sulla stabilità futura del gruppo. “Il mercato teme una fase di transizione senza punti fermi”, ha spiegato un trader di una grande banca milanese.
Perché il governo ha fatto questa scelta
La decisione del governo segue un percorso iniziato mesi fa, con la vendita graduale delle quote pubbliche in Generali. Fonti vicine al Ministero dell’Economia spiegano che questa mossa serviva a trovare risorse per il bilancio e a dare più libertà di gestione alla compagnia. “È una scelta in linea con le direttive europee sul ruolo dello Stato nell’economia”, ha confidato un funzionario del Tesoro. Ma tra gli addetti ai lavori non mancano dubbi. “Si apre una fase nuova – ha detto un ex dirigente Generali – e ora vedremo se i nuovi soci sapranno garantire continuità e stabilità”.
Reazioni dal mondo assicurativo
A Trieste, sede di Generali, regna prudenza. Nessuna dichiarazione ufficiale dal management, che si limita a dire che “le attività vanno avanti normalmente”. I sindacati invece mostrano preoccupazione. “Staremo attenti a che non ci siano ricadute negative sul lavoro”, ha avvertito il segretario nazionale della Fisac Cgil, Giovanni Berti. Anche le associazioni dei consumatori chiedono garanzie: “I risparmiatori devono essere protetti”, ha detto il presidente di Adiconsum.
Con il 4,9% lo Stato resta azionista ma senza potere
Con la partecipazione scesa al 4,9%, lo Stato resta in gioco, ma senza voce in capitolo decisiva. Secondo esperti di diritto societario, questa quota non basta più per influenzare nomine o strategie. “È una presenza simbolica”, spiega l’avvocato milanese Luca Ferri, esperto di governance aziendale. Nei prossimi mesi sarà fondamentale capire chi guiderà la compagnia e come si muoveranno i principali azionisti privati.
Solo allora si potrà capire se questa scelta porterà maggiore efficienza o nuove incertezze nel settore assicurativo italiano. Per ora resta il quadro di una giornata difficile in Borsa e l’avvio di un nuovo capitolo per uno dei gruppi storici dell’economia nazionale.
