Scoperta genetica: la chiave per fumare meno?

Scoperta genetica: la chiave per fumare meno?

Scoperta genetica: la chiave per fumare meno?

Matteo Rigamonti

Febbraio 27, 2026

Città del Messico, 27 febbraio 2026 – Un gruppo di ricercatori internazionali ha scoperto una variante genetica che sembra proteggere alcune persone dalla dipendenza da nicotina. Lo rivela uno studio pubblicato su Nature Communications. Dietro la ricerca c’è il Regeneron Genetics Center negli Stati Uniti, e la scoperta potrebbe aprire nuove strade per combattere il tabagismo, una delle cause principali di malattie croniche nel mondo.

Una variante genetica che fa fumare meno

Il team guidato da Veera Rajagopal ha analizzato il DNA di quasi 38mila fumatori abituali messicani, parte di un grande progetto dedicato a capire i fattori che influenzano la salute nella popolazione locale. Nel corso dello studio è emersa una variante particolare del gene CHRNB3, che codifica per una subunità del recettore della nicotina nel cervello. Questo recettore è quello che dà la sensazione di piacere quando si fuma.

I dati mostrano che chi ha una copia di questa variante fuma in media il 21% in meno rispetto a chi non ce l’ha. Ma la vera sorpresa arriva con chi ha due copie: in questo caso, il consumo di sigarette cala del 78%. Un risultato che ha lasciato gli stessi ricercatori a bocca aperta. Rajagopal ha commentato: “La riduzione nel numero di sigarette fumate è molto più forte di quanto ci aspettassimo”.

Conferme anche in Europa e Asia

La ricerca non si è fermata al Messico. Gli studiosi hanno allargato l’analisi a due grandi banche dati internazionali: la UK Biobank, con dati genetici e sanitari di oltre 130mila persone di origine europea, e la Biobank Japan, che raccoglie informazioni su circa 180mila individui asiatici. Anche qui la stessa variante è legata a un minor consumo di sigarette.

Un dettaglio interessante riguarda dove questa variante è più diffusa. Secondo i ricercatori, è più comune tra le persone di origine indigena messicana. Ma la si trova, anche se meno spesso, anche nelle popolazioni europee e asiatiche. “Questo fa pensare che il meccanismo biologico alla base della dipendenza da nicotina sia simile in diverse etnie”, ha spiegato Rajagopal.

Nuove speranze contro il tabagismo

Questa scoperta apre nuove possibilità per prevenire e curare la dipendenza da nicotina. Oggi, i trattamenti – dai cerotti ai farmaci – non funzionano sempre per tutti. Scoprire un fattore genetico così importante potrebbe portare a cure più personalizzate.

“Capire come questa variante influisce sul modo di fumare ci aiuterà a creare interventi più mirati”, ha detto uno degli autori dello studio. Gli esperti immaginano un futuro in cui si potrà valutare il profilo genetico dei pazienti e offrire loro terapie su misura.

Dietro le quinte: il ruolo dei recettori della nicotina

Dal punto di vista biologico, la variante riguarda una parte del recettore della nicotina che si trova sulla superficie di alcuni neuroni. Questo recettore è fondamentale nel trasmettere i segnali chimici che danno la sensazione di piacere legata al fumo. Cambiamenti nella sua struttura possono quindi modificare la risposta del cervello alla nicotina e influenzare la tendenza a sviluppare dipendenza.

Gli studiosi sottolineano che servono ancora studi per capire esattamente come funziona questa variante. Ma intanto i risultati segnano un passo avanti nella comprensione del legame tra genetica e tabagismo.

Cosa succederà adesso

Per ora, questa ricerca spiega perché alcune persone riescono più facilmente a evitare la dipendenza dal fumo. “Non è solo questione di forza di volontà o ambiente”, ha ammesso Rajagopal, “ma anche di fattori biologici profondi”. Nei prossimi anni, gli scienziati vogliono capire come trasformare questa scoperta in strumenti concreti per la salute pubblica.

In attesa di sviluppi, lo studio riaccende il dibattito sull’importanza della genetica nella prevenzione delle dipendenze e sulla necessità di strategie sempre più personalizzate nella lotta contro il tabagismo.