Milano, 27 febbraio 2026 – Un cranio di orso bruno è stato bloccato ieri mattina nella Cargo City dell’aeroporto di Malpensa, durante un controllo congiunto tra i finanzieri della Sezione Operativa CITES del Gruppo aeroportuale e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il reperto, arrivato dalla Bosnia Erzegovina, faceva parte di una spedizione dichiarata come trofeo di caccia, ma alcuni documenti non tornavano, insospettendo gli agenti.
Sequestro a Malpensa: cosa è successo
Il pacco è arrivato intorno alle 10.30 in uno dei magazzini della zona cargo. All’interno c’era una pelliccia d’orso della specie “ursus arctos”, correttamente dichiarata e con tutta la documentazione prevista dalle norme internazionali. Ma durante un controllo più accurato, gli agenti hanno trovato un secondo elemento: un cranio della stessa specie, nascosto sotto la pelliccia e avvolto in carta da imballaggio. Nessun documento lo accompagnava, né risultava dichiarato.
Gli investigatori spiegano che il cranio rientra tra i beni protetti dalla Convenzione di Washington (CITES), che regola il commercio internazionale di specie animali e vegetali a rischio di estinzione. “La presenza del cranio non era stata segnalata – ha detto un funzionario delle Dogane – e mancava qualsiasi autorizzazione per l’importazione”.
Le norme CITES e la protezione delle specie
La Convenzione di Washington, conosciuta come CITES, impone regole severe sull’ingresso e l’uscita di parti di animali protetti. L’orso bruno è inserito negli allegati della convenzione e ogni sua parte – ossa, pelli, trofei – può circolare solo se accompagnata da permessi specifici. In questo caso, la pelliccia era stata regolarmente dichiarata e certificata; il cranio no.
“Abbiamo contestato una violazione amministrativa all’importatore – ha confermato un ufficiale della Guardia di Finanza – e sequestrato il cranio per la successiva confisca”. Il destinatario della spedizione, stando alle prime informazioni, sarebbe un collezionista del Nord Italia. Non sono stati forniti altri dettagli sull’identità.
I controlli a Malpensa e le reazioni
Non è la prima volta che a Malpensa vengono fermati reperti o trofei animali senza documenti in regola. Negli ultimi mesi, spiegano fonti aeroportuali, i controlli sulle spedizioni dai Balcani sono stati intensificati per contrastare il traffico illegale di specie protette. “C’è chi cerca ancora di aggirare le regole – ammette un operatore doganale – forse puntando sulla scarsa attenzione o sulla difficoltà di riconoscere certi materiali”.
Le foto diffuse dagli investigatori mostrano il cranio avvolto in carta marrone, con etichette scritte a mano e nessun riferimento alla sua presenza nella dichiarazione. La pelliccia, invece, era stata regolarmente segnalata come trofeo di caccia.
Conseguenze e prossimi passi
Il cranio sequestrato resterà sotto custodia delle autorità, in attesa delle decisioni del tribunale. L’importatore rischia una multa e la confisca definitiva del reperto. “La normativa CITES è chiara – sottolinea un esperto legale contattato da alanews.it – ogni parte di animale protetto deve essere dichiarata e avere i permessi necessari”.
Il caso riporta al centro l’attenzione sul commercio internazionale di specie protette e sull’importanza di controlli severi nei principali scali italiani. Solo nel 2025, secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane, sono stati oltre 70 i sequestri simili negli aeroporti della Lombardia.
Un episodio che dimostra ancora una volta come la tutela della biodiversità passi anche da piccoli gesti: una dichiarazione mancante, un controllo più scrupoloso. Proprio in questi dettagli si misura l’efficacia delle regole internazionali e la capacità degli Stati di farle rispettare.
