Teheran, 27 febbraio 2026 – Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha invitato gli Stati Uniti a rivedere le loro posizioni, definendo “eccessive” alcune delle richieste avanzate durante i recenti colloqui di Ginevra. La dichiarazione è arrivata venerdì sera, dopo una telefonata con il capo della diplomazia egiziana, Badr Abdelatty, hanno riferito fonti ufficiali di Teheran.
Iran e Usa: negoziati in stallo a Ginevra
I colloqui tra Iran e Stati Uniti si sono svolti a porte chiuse nella città svizzera, con l’obiettivo di chiudere dossier rimasti aperti da mesi. “Per andare avanti serve serietà e realismo dall’altra parte, evitando errori di calcolo e richieste troppo pesanti”, ha detto Araghchi in una nota del ministero degli Esteri iraniano. Il riferimento, senza entrare nei dettagli, sembra puntare alle condizioni americane su temi delicati come il nucleare e le sanzioni.
Secondo fonti diplomatiche vicine al dossier, i negoziati sono andati avanti fino a tarda sera, ma senza risultati concreti. “Su alcuni punti chiave ci sono ancora distanze”, ha ammesso un funzionario europeo presente a Ginevra, che ha chiesto di restare anonimo. Nonostante tutto, le parti ufficialmente vogliono tenere aperto il dialogo.
L’Egitto al centro della diplomazia regionale
La telefonata tra Araghchi e Abdelatty si inserisce in un più ampio giro di consultazioni tra paesi del Medio Oriente. L’Egitto, che negli ultimi mesi ha intensificato i contatti con Teheran, cerca una posizione equilibrata tra le varie fazioni della regione. “Abbiamo ribadito l’importanza di soluzioni diplomatiche e di evitare ogni escalation”, ha detto una fonte del ministero degli Esteri egiziano stamattina.
Secondo osservatori, Il Cairo punta a rafforzare il proprio ruolo di mediatore, anche in vista dei prossimi incontri multilaterali previsti per marzo. “L’Egitto vuole essere parte della soluzione, non del problema”, ha confidato un diplomatico arabo contattato nel primo pomeriggio.
Le richieste Usa e la risposta iraniana
Al centro dello stallo restano le condizioni poste dagli Stati Uniti: secondo fonti occidentali, Washington chiede garanzie extra sul controllo delle attività nucleari iraniane e più trasparenza sui legami tra Teheran e alcune milizie nella regione. L’Iran, invece, insiste sulla revoca almeno parziale delle sanzioni che pesano sull’economia.
“Non possiamo accettare imposizioni che vadano oltre gli accordi già firmati”, ha ribadito Araghchi durante la telefonata con Abdelatty. Parole che trovano riscontro anche tra alcuni parlamentari iraniani, che nelle ultime ore hanno chiesto al governo di non cedere su questioni considerate “di principio”.
Cosa succederà adesso
Nonostante il clima teso, entrambe le parti hanno fatto capire che i negoziati andranno avanti nelle prossime settimane. “Siamo pronti a tornare al tavolo, ma serve un cambio di ritmo”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri iraniano poco dopo mezzanotte. Da Washington, invece, nessuna risposta ufficiale: fonti della Casa Bianca parlano solo di “consultazioni in corso”.
Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con attenzione. L’Unione Europea ha espresso “preoccupazione” per la mancanza di progressi, mentre Mosca e Pechino invitano tutte le parti a mostrare “flessibilità”. Solo così, forse, si capirà se il dialogo porterà a un accordo duraturo o se prevarranno ancora una volta le tensioni.
