Napoli, 27 febbraio 2026 – Quel cuore, destinato a salvare il piccolo Domenico Caliendo, arrivato al Monaldi di Napoli il 23 dicembre, era un blocco di ghiaccio. I medici, sbigottiti, hanno provato di tutto: hanno cercato di scongelarlo con acqua a varie temperature, sperando di poterlo ancora usare per il trapianto. Un tentativo disperato, raccontato oggi da tre infermieri a Repubblica, ma purtroppo senza successo. A quel punto, il primario Guido Oppido ha preso una decisione dura: andare avanti con il trapianto, “perché non c’erano alternative”. È iniziata così l’agonia di Domenico, che si è spento due mesi dopo, il 21 febbraio.
Il cuore “bruciato” e la tensione in sala operatoria
In sala operatoria, stando alle fonti interne e alla conferma dell’Ansa, l’atmosfera si è fatta subito tesa. Quel cuore, arrivato da Bolzano in condizioni critiche, ha subito messo in allarme i medici del Monaldi. I problemi tecnici, già emersi durante il prelievo e il trasporto, sono stati segnalati dal dipartimento di Prevenzione sanitaria della provincia autonoma di Bolzano. In una relazione inviata al ministero della Salute, i medici altoatesini hanno criticato i colleghi campani per la procedura adottata, la scarsa dotazione tecnica – soprattutto il materiale per il raffreddamento – e una gestione incerta dell’anticoagulazione.
Dalle prime ricostruzioni, il team del Monaldi non sarebbe stato abbastanza preparato per un espianto e un trasporto così delicati. Ma molti dettagli restano da chiarire: le indagini sulle ore decisive tra il 22 e il 23 dicembre sono ancora aperte e potrebbero far emergere nuovi elementi.
Comunicazioni difficili e accuse tra medici
Un altro nodo riguarda le comunicazioni tra le squadre coinvolte. L’Ansa riferisce di problemi di dialogo tra i medici del Monaldi saliti a Bolzano per l’espianto e quelli di Innsbruck, impegnati nello stesso momento nel prelievo di altri organi dallo stesso donatore. A complicare le cose, l’uso dell’inglese come lingua comune. Gli inquirenti vogliono capire se i problemi emersi a Bolzano siano stati riferiti davvero ai colleghi napoletani incaricati del trapianto.
Al centro delle verifiche c’è anche la gestione del ghiaccio usato per conservare l’organo. Secondo fonti ospedaliere, è ancora da chiarire chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore e se siano stati seguiti tutti i protocolli. “Bisogna capire chi ha messo il ghiaccio secco”, dicono dal Monaldi. Un dettaglio che potrebbe essere decisivo per ricostruire cosa è successo.
Le indagini della procura e i controlli del ministero
La procura di Napoli sta seguendo il caso. Oggi sarà affidata la perizia sui telefoni sequestrati agli indagati: un passaggio fondamentale per ricostruire le comunicazioni nelle ore chiave. Sono sette i medici del Monaldi indagati per omicidio colposo legato alla morte di Domenico. Avvocati della famiglia e dei professionisti coinvolti saranno presenti durante gli accertamenti.
Intanto, dopo la visita degli ispettori del ministero della Salute all’ospedale di Bolzano – dove sono stati raccolti documenti e relazioni tecniche – non si esclude che l’inchiesta possa allargarsi ad altri soggetti coinvolti nella catena del trapianto. “Stiamo valutando ogni elemento”, dicono fonti investigative, mantenendo il massimo riserbo sulle prossime mosse.
Tante domande ancora aperte
Restano molte incognite sulla vicenda che ha portato alla morte del piccolo Domenico. Dal trasporto dell’organo, alle comunicazioni tra le squadre, fino al rispetto dei protocolli per la conservazione: ogni fase è sotto la lente degli investigatori. Solo nelle prossime settimane potremo forse avere un quadro più chiaro di quello che è successo tra Bolzano e Napoli nei giorni prima di Natale.
