Washington, 27 febbraio 2026 – Donald Trump ha detto ieri alla Casa Bianca che “mi piacerebbe non dover ricorrere” a un’azione militare contro l’Iran, ma “a volte è inevitabile”. La frase, pronunciata durante un incontro con la stampa alle 16.30 ora locale, ha subito acceso il dibattito a Washington e oltre. L’ex presidente, tornato protagonista della scena politica americana, ha usato parole che non lasciano molto spazio a dubbi.
Trump rilancia la minaccia militare contro l’Iran
Nel salone ovale, davanti a giornalisti americani e internazionali, Trump ha risposto a una domanda sulle tensioni con Teheran. “Non è mai la prima scelta”, ha detto riferendosi all’uso della forza. “Preferirei evitarlo, ma a volte è necessario”. Un messaggio netto, arrivato in un momento di alta tensione, soprattutto dopo gli ultimi episodi nello Stretto di Hormuz e il ritorno alle attività nucleari iraniane.
Fonti della Casa Bianca raccontano che le parole di Trump riflettono una posizione dura che tiene aperta la possibilità di un intervento militare. “La diplomazia è sempre la strada da seguire”, ha aggiunto, “ma non possiamo lasciare che l’Iran continui così”. Nessun dettaglio su piani concreti, nessun accenno a mosse imminenti. Ma il segnale è chiaro: l’ipotesi di un attacco non è esclusa.
Reazioni tra approvazioni e critiche
Subito dopo le dichiarazioni di Trump, a Washington si sono levate voci discordanti. Tra i Repubblicani, qualcuno appoggia l’ex presidente. Il senatore Tom Cotton, noto per la sua linea dura, ha detto: “Serve fermezza con Teheran”. Dall’altra parte, i Democratici hanno criticato il tono e il momento scelto. “Non si può parlare di guerra così, senza pensarci”, ha commentato la deputata Ilhan Omar.
Anche all’estero le risposte non si sono fatte attendere. Dal ministero degli Esteri iraniano è arrivata una risposta secca: “Non ci facciamo intimidire da minacce vuote”, ha detto il portavoce Nasser Kanaani. In Europa, invece, si predica prudenza. Un funzionario dell’Unione Europea a Bruxelles ha sottolineato: “Serve moderazione da entrambe le parti”.
Un clima sempre più teso tra USA e Iran
Le parole di Trump arrivano in un quadro già complicato. Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di appoggiare gruppi armati nella regione e di aver accelerato il suo programma nucleare. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) segnala che Teheran ha superato i limiti dell’accordo del 2015, ormai saltato dopo il ritiro americano deciso da Trump nel 2018.
Sul terreno, la situazione resta calda. Solo la scorsa settimana, una nave cargo con bandiera liberiana è stata attaccata nello Stretto di Hormuz. Washington ha puntato il dito contro milizie legate all’Iran, ma Teheran ha negato ogni coinvolgimento. Il Pentagono, intanto, tiene alta la guardia nel Golfo Persico.
Le mosse politiche di Trump in vista delle elezioni
L’intervento di Trump arriva in un momento delicato per la politica americana. Le elezioni presidenziali si avvicinano e la sicurezza nazionale torna al centro del dibattito pubblico. Alcuni analisti vedono nelle parole dell’ex presidente un messaggio rivolto agli elettori più conservatori, sensibili a un atteggiamento deciso verso le minacce esterne.
“Trump vuole far capire che non esclude nessuna opzione”, spiega David Sanger, corrispondente del New York Times per la sicurezza nazionale. “Ma cerca anche di non sembrare troppo aggressivo”. Una strategia che potrebbe rafforzare il suo consenso interno, ma che rischia di aumentare le tensioni a livello internazionale.
Attesa e incognite sul futuro
Per ora non ci sono segnali di decisioni operative da parte degli Stati Uniti. Però la dichiarazione di Trump riporta sotto i riflettori uno dei dossier più caldi della politica estera americana. La comunità internazionale osserva ogni mossa di Washington e Teheran con attenzione, consapevole che basta poco per far esplodere la tensione.
Intanto, alla Casa Bianca si respira un clima di attesa. I consiglieri dell’ex presidente restano cauti: “Ogni opzione è sul tavolo”, confida una fonte vicina a Trump. Sarà nelle prossime settimane che si capirà se alle parole seguiranno fatti concreti o se, ancora una volta, prevarrà la strada della diplomazia.
