Teheran, 27 febbraio 2026 – Una parte dell’uranio più arricchito dell’Iran, vicino alla soglia per un uso militare, è custodita in una zona sotterranea del sito nucleare di Isfahan. A rivelarlo è un rapporto riservato dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), inviato agli Stati membri e ottenuto da Reuters. È la prima volta che l’Aiea indica con precisione dove viene tenuto l’uranio arricchito fino al 60%, un livello che si avvicina molto al 90% richiesto per scopi bellici.
Isfahan sotto la lente: cosa sappiamo del deposito sotterraneo
Nel documento si spiega che l’uranio arricchito è conservato in una struttura sotterranea all’interno del complesso di Isfahan, nel cuore dell’Iran, noto per i suoi impianti nucleari strategici. Il rapporto segnala che l’ingresso del tunnel era stato danneggiato da attacchi aerei, attribuiti a forze statunitensi e israeliane, lo scorso giugno. Ma fonti diplomatiche citate da Reuters assicurano che il sito sembra “intatto” nelle sue funzioni principali.
Un funzionario occidentale, che ha preferito restare anonimo, ha detto che “la decisione di spostare parte dell’uranio in profondità riflette la crescente preoccupazione di Teheran per la sicurezza dei suoi materiali più sensibili”. La scelta arriva in un momento di forte tensione tra l’Iran e la comunità internazionale, con i negoziati sul nucleare ancora fermi.
Arricchimento al 60%: un campanello d’allarme
Arricchire l’uranio fino al 60% è un passo delicato. Gli esperti dell’Aiea spiegano che superare il 20% già rappresenta un rischio alto, mentre passare dal 60 al 90% – il livello necessario per un’arma nucleare – richiede meno tempo e sforzi. “Il fatto che l’Iran abbia raggiunto e stia conservando questi livelli è motivo di grande preoccupazione”, ha detto un diplomatico europeo a Vienna.
Nel rapporto si sottolinea che è la prima volta che viene indicato con esattezza il luogo dello stoccaggio. Prima, le informazioni erano sempre state vaghe o riservate. “La trasparenza è fondamentale – ha dichiarato Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea – ma servono controlli continui”.
Reazioni da Washington a Gerusalemme
La notizia ha scatenato subito reazioni nelle capitali occidentali. A Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato l’ha definita “preoccupante”, sottolineando che “gli Stati Uniti continueranno a seguire da vicino ogni sviluppo del programma nucleare iraniano”. Anche Israele ha lanciato l’allarme: “Non possiamo permettere che Teheran si avvicini ancora di più alla soglia nucleare”, ha detto un funzionario del governo Netanyahu.
In Iran, invece, le autorità hanno minimizzato. Un portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana ha assicurato che “tutte le attività sono sotto la supervisione dell’Aiea” e che “l’arricchimento serve solo a scopi civili e scientifici”.
Isfahan tra passato e futuro: un nodo cruciale
Il sito di Isfahan non è una novità nel dibattito internazionale. In passato è stato già al centro di ispezioni e sospetti, soprattutto dopo una serie di attacchi informatici e sabotaggi attribuiti a servizi segreti stranieri. L’attacco di giugno aveva riacceso dubbi sulla sicurezza degli impianti, ma secondo fonti diplomatiche la struttura sotterranea avrebbe resistito senza danni importanti.
Ora resta da vedere se la nuova trasparenza imposta dall’Aiea potrà far ripartire i negoziati sul nucleare o se invece peggiorerà la situazione. “La situazione è molto incerta”, ha ammesso un analista del think tank IISS di Londra. Solo nelle prossime settimane si capirà se la comunità internazionale troverà una strada diplomatica o se il dossier iraniano tornerà a dominare le crisi globali.
