Bellucci: la chiave per governare è assumersi responsabilità nell’uso del potere

Bellucci: la chiave per governare è assumersi responsabilità nell'uso del potere

Bellucci: la chiave per governare è assumersi responsabilità nell'uso del potere

Matteo Rigamonti

Febbraio 28, 2026

Roma, 28 febbraio 2026 – Questa mattina, a Palazzo Brasini, nel cuore di Roma, si è parlato di intelligenza artificiale e del suo impatto sulla sicurezza sul lavoro. L’incontro, organizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha radunato esperti, rappresentanti istituzionali e addetti ai lavori. Tra i momenti più attesi c’è stato l’intervento di Maria Teresa Bellucci, vice ministro del Lavoro, che ha ribadito un concetto chiaro: la tecnologia deve sempre stare “a servizio dell’uomo”.

Intelligenza artificiale tra innovazione e responsabilità

Questa è un’occasione importante per capire come l’innovazione e l’intelligenza artificiale possano davvero servire le persone”, ha detto Bellucci davanti a una platea fatta di tecnici, funzionari e operatori del settore. Il tema non è astratto: riguarda la vita di chi lavora nei cantieri, negli uffici, nelle fabbriche. Ma la vice ministra ha voluto subito mettere le cose in chiaro: “L’intelligenza artificiale non è nata da sola, è stata creata dall’uomo”. Un richiamo forte alla responsabilità, che non si può scaricare sulle macchine.

Durante il suo discorso, Bellucci ha ricordato come la storia sia piena di esempi di invenzioni umane con effetti ambivalenti. “La bomba atomica è stata creata da un uomo”, ha osservato. “Siamo noi, prima di tutto, a dover capire cosa vogliamo fare con quello che inventiamo”. Parole che hanno fatto riflettere, e hanno provocato qualche mormorio tra i rappresentanti dei lavoratori presenti.

Regole e istituzioni: chi guida l’intelligenza artificiale?

La discussione sulle regole e la gestione dell’intelligenza artificiale si fa sempre più intensa, soprattutto nel mondo del lavoro. Bellucci ha sottolineato quanto sia importante “mettere in piedi linee guida, regolamenti e sistemi di controllo” per accompagnare l’innovazione senza subirla passivamente. “L’intelligenza artificiale può essere un grande aiuto”, ha spiegato. Ma poi ha aggiunto: “Serve la testa, il cuore, la coscienza, la creatività che solo l’uomo ha”.

Un concetto ripetuto più volte: le macchine possono dare una mano, ma non possono sostituire del tutto l’intervento umano. Anche quando l’IA assume forme “antropomorfe”, ha detto Bellucci, “manca di empatia, creatività e del genio umano”. Parole che hanno trovato consenso anche tra alcuni esperti presenti, come il professor Giovanni Russo dell’Università La Sapienza, che ha definito questi strumenti “utili, ma non autonomi”.

Sicurezza sul lavoro: tra opportunità e rischi

Sul fronte della sicurezza sul lavoro, l’intelligenza artificiale apre nuove possibilità. Sensori intelligenti, sistemi di monitoraggio avanzati e algoritmi che prevedono i rischi possono aiutare a ridurre gli incidenti e migliorare le condizioni nei luoghi di lavoro. Ma, come è emerso dagli interventi, resta fondamentale il controllo umano. “Non possiamo pensare che un algoritmo possa sostituire il giudizio di un responsabile della sicurezza”, ha sottolineato un dirigente sindacale presente.

Secondo i dati del Ministero del Lavoro, nel 2025 gli incidenti sul lavoro sono calati del 4% rispetto all’anno prima, anche grazie all’uso di nuove tecnologie. Ma i numeri non bastano. “Serve una formazione continua”, ha spiegato Bellucci a margine dell’incontro. “Le competenze devono crescere insieme alle tecnologie”.

Competenze e fiducia: la sfida della trasformazione digitale

Il tema delle competenze digitali è stato centrale durante tutta la giornata. Senza una preparazione adeguata, si rischia di aumentare il divario tra chi sa usare le tecnologie e chi resta indietro. “Creare più opportunità significa anche investire sulle persone”, ha rimarcato Bellucci.

In chiusura, il vice ministro ha invitato a non lasciarsi prendere né da entusiasmi facili né da paure senza motivo: “La tecnologia è uno strumento. Sta a noi decidere come usarla”. Un messaggio rivolto tanto ai politici quanto ai cittadini. Solo così, ha concluso, “potremo parlare davvero di innovazione al servizio dell’uomo”.