Milano, 28 febbraio 2026 – Il recupero dei consumi in Italia continua anche nel 2026, ma le spese obbligate restano un peso pesante per i bilanci delle famiglie, frenando di fatto la ripresa del commercio. A fotografare la situazione sono le previsioni sui consumi 2026 di Confesercenti-Cer, presentate questa mattina a Roma. Il dato parla di una crescita della spesa delle famiglie residenti dello 0,8% rispetto al 2025, pari a circa 9,1 miliardi di euro in più. Ma gran parte di questi soldi se ne va in costi che non si possono evitare: alimentari, casa, energia.
Spese obbligate che soffocano i consumi
Il rapporto fa emergere un dato chiaro: la quota di spesa obbligata – quella destinata a beni e servizi essenziali – continua a salire, lasciando poco spazio alle cosiddette spese discrezionali, quelle che fanno girare il commercio di vicinato e l’economia locale. “La spesa delle famiglie sta crescendo, ma questo non si riflette sulle vendite e sulle imprese del commercio”, ha spiegato Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. “Le spese obbligate, dall’abitazione all’energia, passando per alimentari e trasporti, si mangiano una fetta sempre più grande dei bilanci”.
I numeri sulle vendite confermano questo trend: per il 2026 si prevede solo un aumento dei volumi dello 0,2%, praticamente fermo rispetto allo scorso anno. Un segnale che il commercio resta bloccato, nonostante la crescita complessiva della spesa.
Detassazioni, ma anche rischi dietro l’angolo
A sostenere i consumi nel 2026 ci sono anche le recenti detassazioni, che per Confesercenti valgono circa 1,8 miliardi di euro in più di reddito disponibile per le famiglie italiane. Un aiuto concreto, ma non abbastanza per cambiare davvero le cose. Restano infatti forti i timori per nuovi dazi e per le tensioni sul fronte dell’energia. “Un ritorno all’instabilità potrebbe far perdere fino a 3,6 miliardi di consumi”, si legge nelle stime dell’associazione.
Il quadro internazionale resta incerto: con l’esaurirsi della spinta del Pnrr e un contesto che mette in difficoltà l’export, la crescita interna potrebbe rallentare ancora. In questo scenario, la domanda interna – seppur lenta – resta il principale motore dell’economia italiana.
Famiglie strette nella morsa delle spese essenziali
Entrando nel dettaglio, le famiglie italiane destinano sempre più risorse ai beni essenziali. I dati di Confesercenti-Cer mostrano come la spesa per l’abitazione (affitti, mutui, utenze) e per l’energia occupi ormai una fetta importante del budget familiare. Anche gli alimentari, pur con qualche lieve calo dei prezzi registrato in alcuni settori nel 2025, pesano ancora molto.
“Le famiglie devono fare i conti con aumenti che spesso non sono compensati dai salari”, ha ammesso Gronchi durante la presentazione. “Questo significa meno soldi per tutto il resto: abbigliamento, tempo libero, ristoranti”.
Commercio di vicinato in affanno, la ripresa è fragile
Il calo delle spese discrezionali pesa direttamente sulle attività commerciali, soprattutto quelle di prossimità. Nelle grandi città come nei piccoli centri, negozianti e imprenditori descrivono una ripresa ancora debole. “Nei primi mesi dell’anno abbiamo visto qualche segnale positivo”, racconta Marco Rinaldi, titolare di un negozio di abbigliamento a Porta Romana, Milano. “Ma la gente entra, guarda e spesso decide di non comprare. Si sente molta prudenza”.
Confesercenti sottolinea che la tenuta dei consumi è oggi “la vera partita” per la stabilità economica del Paese. “Da qui passa la tenuta del sistema”, ha ribadito Gronchi. Solo con più reddito disponibile e meno spese obbligate si potrà davvero rilanciare il commercio e sostenere la crescita.
2026, un anno da affrontare con attenzione
Guardando avanti, l’associazione raccomanda prudenza: “Bisogna tenere d’occhio le dinamiche internazionali e le politiche fiscali”, ha spiegato il presidente. “Il rischio è che nuove tensioni sul prezzo dell’energia o misure restrittive sui mercati esteri possano annullare i progressi fatti”.
In breve, il 2026 si apre con un quadro di consumi in crescita lenta, famiglie ancora sotto pressione e un commercio che fatica a decollare davvero. La sfida resta quella di liberare risorse per le spese discrezionali e dare così una spinta concreta all’economia reale dei nostri territori.
