Il cuore pulsante della vita accademica: il servizio e la presenza secondo Papalia (Ucbm)

Il cuore pulsante della vita accademica: il servizio e la presenza secondo Papalia (Ucbm)

Il cuore pulsante della vita accademica: il servizio e la presenza secondo Papalia (Ucbm)

Matteo Rigamonti

Febbraio 28, 2026

Roma, 28 febbraio 2026 – Questa mattina si è aperto il 33esimo anno accademico dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, tra aule piene e corridoi illuminati dalla luce fredda di fine inverno. A dare il via alla cerimonia è stato il rettore Rocco Papalia, che ha rivolto parole dirette agli studenti e ai docenti, sottolineando quanto sia fondamentale la presenza fisica in università. “Aule e corridoi sono spazi dove si trasmettono valori”, ha detto, guardando i giovani e i professori davanti a sé. “Qui si costruisce il futuro”.

L’università: cuore della crescita e del servizio

Nel suo discorso, Papalia ha rimarcato alcuni punti chiave: “Internazionalizzazione, vicinanza, selezione e servizio – un servizio che va ai docenti e ai nostri valori – sono cose che non si possono togliere”. Per il rettore, la vera forza dell’università sta nella presenza costante degli studenti nelle aule e nei corridoi, dove i docenti diventano un modello per le nuove generazioni. Non si tratta solo di insegnamento, ma di un rapporto umano e di scambio quotidiano.

Ha poi evidenziato il valore simbolico della governance attuale: ai vertici dell’ateneo siedono ex studenti del Campus Bio-Medico. “È un passaggio di testimone a cui teniamo molto”, ha raccontato Papalia. “Docenti che hanno trasmesso valori forti e studenti che, cresciuti qui, oggi mettono in pratica il loro bagaglio professionale e umano”. Un ciclo che si rinnova ogni giorno.

Tradizione e innovazione: la sfida delle università oggi

Nonostante la lunga storia delle università europee, che supera gli otto secoli, Papalia ha scartato l’idea che questi istituti siano ormai superati. “Le università sono spazi di comunicazione, di apprendimento dei valori e di condivisione”, ha detto con forza. In un’epoca dominata dalla digitalizzazione e dalla didattica a distanza, il rettore ha voluto sottolineare la differenza tra formazione accademica e logiche aziendali. “Quello che avviene tra docente e studente, e tra gli studenti stessi, non può essere sostituito da nessuna azienda”, ha ribadito.

Il riferimento è chiaro: la pandemia ha accelerato l’uso delle tecnologie e ha cambiato il modo di fare lezione, ma – secondo Papalia – nessuna tecnologia può sostituire il valore della presenza reale. Solo in aula, nei corridoi, nelle pause tra una lezione e l’altra si creano rapporti veri e si alimenta quella “dimensione internazionale fondata sulla speranza nel futuro”.

Studenti al centro: formazione e responsabilità

Durante la cerimonia non sono mancati momenti di confronto con gli studenti. Alcuni hanno raccontato la loro esperienza all’interno dell’università, mettendo in luce come il rapporto diretto con i docenti abbia influito sulla loro crescita personale e professionale. “Qui non ti senti mai solo”, ha raccontato una studentessa di Medicina. “C’è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti o a darti una mano”.

Papalia ha raccolto queste parole per lanciare un messaggio chiaro: “L’università vive grazie ai suoi studenti”, ha detto. “Sono loro i veri protagonisti di questo percorso”. Un dato a conferma: ogni anno il Campus Bio-Medico registra un tasso di occupazione dei laureati superiore alla media nazionale.

Uno sguardo al domani: internazionalizzazione e valori

Nel corso della mattina sono intervenuti anche rappresentanti delle istituzioni locali e alcuni ex studenti oggi impegnati in progetti internazionali. È tornato più volte il tema dell’internazionalizzazione. Negli ultimi anni il Campus Bio-Medico ha stretto accordi con università europee e centri di ricerca negli Stati Uniti, con l’obiettivo di offrire agli studenti opportunità concrete all’estero, senza però perdere il legame con i valori fondanti dell’ateneo.

Papalia ha chiuso la cerimonia guardando al futuro: “Qui si costruiscono competenze, ma soprattutto si coltiva una speranza condivisa”. Tra applausi e strette di mano, si è così aperto il nuovo anno accademico.