Italia, leader europeo nel numero di auto, ma in crisi gli autoriparatori

Italia, leader europeo nel numero di auto, ma in crisi gli autoriparatori

Italia, leader europeo nel numero di auto, ma in crisi gli autoriparatori

Giada Liguori

Febbraio 28, 2026

Roma, 28 febbraio 2026 – L’Italia mantiene il primato europeo per densità di automobili. A dirlo sono i dati appena pubblicati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre: ci sono 701 auto ogni mille abitanti, un numero che non smette di salire da inizio anni Duemila. Il totale delle vetture nel Paese ha superato quota 41 milioni e 300mila, segnando un nuovo record che apre dubbi sulla sostenibilità e sulle trasformazioni in corso nel settore delle riparazioni.

Auto in aumento, ma cambia la mappa della motorizzazione

Negli ultimi dieci anni, racconta la Cgia, sulle strade italiane sono arrivate oltre 4 milioni e 200mila nuove auto: un balzo dell’11,5% che non sembra rallentare. La provincia con la più alta concentrazione è Firenze, con ben 877 auto ogni mille abitanti. Seguono Isernia (850), Catania (811), Frosinone (801) e Reggio Emilia (793). Qui, traffico e pressione sulle strade sono problemi di tutti i giorni. Al contrario, le città con meno auto per abitante sono Trieste (579), Milano (571) e Genova (511). In questi centri, un trasporto pubblico più efficiente e una diversa organizzazione urbana sembrano influenzare le scelte degli abitanti.

Un parco auto sempre più datato: l’età media delle vetture

Non basta: l’Italia detiene anche il triste primato del parco auto più vecchio tra i grandi Paesi europei. Secondo la Cgia, quasi una macchina su quattro – il 24,3% – ha più di vent’anni. Peggio fa solo la Spagna (25,6%), mentre Francia e Germania si fermano rispettivamente al 12,5% e 10%. “Rinnovare il parco circolante resta una delle sfide più grandi”, ha detto un portavoce dell’associazione. Le conseguenze? Più inquinamento, costi di manutenzione alti per i proprietari e rischi maggiori sulla strada.

Autoriparatori in calo: più crisi che trasformazione

Nonostante l’aumento delle auto, però, gli autoriparatori – soprattutto quelli indipendenti – sono in calo. Nel 2024 le officine registrate erano poco più di 75.200, contro le 83.700 di dieci anni fa. Un calo che la Cgia chiama “trasformazione strutturale”, non una crisi passeggera. “Tenere aperta un’officina tradizionale è sempre più difficile”, racconta un meccanico romano, “tra costi alle stelle e tecnologie che cambiano ogni anno”. Oggi non basta più saperci fare con gli attrezzi: servono competenze digitali, aggiornamenti continui e investimenti in macchinari speciali.

Costi, tecnologia e nuove abitudini: le ragioni del cambiamento

Dietro a questo cambiamento ci sono diversi motivi. Prima di tutto, i costi di gestione: affitti, bollette, strumenti diagnostici e formazione pesano sempre di più sulle spalle delle piccole imprese. Poi c’è la crescente complessità delle auto moderne: centraline, sensori, software. “Non si tratta più solo di girare una chiave inglese”, ammette un giovane apprendista di Torino. A questo si aggiunge un problema generazionale: i ragazzi di oggi mostrano poco interesse per i mestieri manuali e artigianali. Infine, le nuove vetture chiedono meno manutenzione: tagliandi più distanziati, materiali più resistenti, diagnosi automatica.

Un settore in movimento tra sfide e possibilità

Lo studio della Cgia di Mestre dipinge un’Italia dove l’auto resta protagonista nella vita di tutti i giorni, soprattutto fuori dalle grandi città, ma dove il mondo delle riparazioni fatica a stare al passo con i cambiamenti tecnologici e sociali. “Serve un sostegno più deciso per la formazione e l’innovazione”, suggerisce l’associazione degli artigiani. Solo così, forse, il settore potrà trovare un nuovo equilibrio tra passato e futuro. Nel frattempo, sulle strade italiane continuano a circolare milioni di vetture – molte con più di vent’anni sulle spalle – mentre le officine storiche chiudono o si reinventano per non restare indietro.