Austin, 28 febbraio 2026 – Tutte le forme di vita complesse, dalle piante agli animali, potrebbero avere un’origine comune: l’incontro tra due microrganismi molto diversi, ma legati da una forte dipendenza reciproca. È questa la scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas ad Austin, guidati da Brett Baker, dopo tre anni di analisi sui sedimenti marini. I risultati, pubblicati su Nature, offrono una nuova chiave per capire l’origine degli eucarioti, cioè quegli organismi con cellule dotate di nucleo.
La nascita della vita complessa: un unico punto di partenza
Lo studio mostra che tutte le forme di vita multicellulari potrebbero essere nate da una “fusione” tra un archeobatterio Asgard e un alfaproteobatterio. “Abbiamo scoperto circa 13.000 nuovi genomi microbici”, spiega Brett Baker, “esaminando più di 15 terabyte di Dna ambientale raccolto dai fondali marini”. Per la prima volta, questo ci permette di ricostruire con più precisione l’albero della vita complessa.
Gli Asgard e la simbiosi che ha cambiato tutto
Gli archea Asgard, il cui nome richiama la mitologia norrena, sono microrganismi che vivono ancora oggi in ambienti marini poveri di ossigeno. Secondo i ricercatori, uno di questi archeobatteri ha stretto un legame simbiotico con un batterio delle alfaproteobatterie. “Questa relazione era così stretta”, racconta Baker, “che il batterio è stato inglobato e trasformato in un organello interno: il mitocondrio, che oggi produce energia nelle nostre cellule”.
Il salto evolutivo che ha cambiato la vita sulla Terra
La scoperta aiuta a chiarire uno dei passaggi più misteriosi dell’evoluzione: come siamo passati da organismi semplici a forme di vita complesse. “Finora”, confessa Baker, “non avevamo una ricostruzione precisa di questo momento”. Le analisi indicano che l’archeobatterio Asgard coinvolto faceva parte del gruppo delle Heimdallarchaea, capaci di usare l’ossigeno. Questo potrebbe spiegare come si siano sviluppate forme di vita più complesse in ambienti via via più ricchi di ossigeno.
Un mare di dati per svelare il passato
Il team texano ha lavorato su una mole enorme di dati: campioni presi dai sedimenti marini in varie parti del mondo, poi sequenziati e analizzati con tecniche avanzate. “Abbiamo passato giorni e notti a decifrare il mosaico genetico nascosto sotto il mare”, racconta uno dei ricercatori. L’identificazione di migliaia di nuovi genomi apre la strada a nuovi studi sull’evoluzione della vita sulla Terra.
Dalla storia antica alla medicina moderna
Questa scoperta non riguarda solo il passato remoto. Capire come sono nate le cellule eucariotiche potrebbe avere effetti importanti anche per la medicina e la biotecnologia. “Studiare come sono nati i mitocondri”, spiega Baker, “potrebbe aiutarci a capire alcune malattie genetiche e a trovare nuove cure”.
Il genoma ci racconta un viaggio nel tempo
La comunità scientifica guarda con attenzione ai risultati pubblicati su Nature. “È come aver trovato una pagina mancante nel libro della vita”, dice un genetista italiano raggiunto al telefono. Ma restano ancora tante domande: quali altri passaggi hanno portato all’evoluzione delle cellule complesse? E quali misteri nascondono i microrganismi ancora sconosciuti nelle profondità marine?
Per ora, il viaggio nel tempo attraverso il Dna ambientale continua. Con la consapevolezza che le radici della nostra complessità affondano in un passato lontano, fatto di incontri casuali e alleanze invisibili tra esseri minuscoli.
