Roma, 28 febbraio 2026 – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lancia un nuovo allarme sull’intelligenza artificiale. La politica, secondo lei, non riesce a tenere il passo con la velocità con cui queste tecnologie si stanno sviluppando. In un’intervista a Bloomberg, Meloni ha espresso preoccupazione per i rischi legati a una regolamentazione che arriva in ritardo o che non è abbastanza solida. “La politica va troppo piano, l’intelligenza artificiale corre veloce. I rischi sono enormi”, ha detto la premier con tono allarmato.
Meloni: “Quando capiremo sarà troppo tardi”
Durante l’intervista, Meloni ha sottolineato un punto chiave: le istituzioni faticano a capire davvero come funziona l’intelligenza artificiale. “Temo che non stiamo afferrando molti dei processi che questa tecnologia mette in moto”, ha ammesso, aggiungendo un avvertimento chiaro: “Quando li capiremo, sarà troppo tardi”. Parole che riflettono un certo senso di impotenza proprio mentre il dibattito sull’AI si fa sempre più acceso a livello globale.
La tecnologia corre, la politica resta indietro
Negli ultimi mesi, l’intelligenza artificiale è tornata al centro della scena politica europea. A dicembre, Bruxelles ha dato il via libera al primo regolamento europeo sull’AI, l’AI Act, ma la sua applicazione pratica inizierà tra qualche mese. In Italia, il governo ha creato una commissione di esperti guidata dal professor Giovanni Maria Riccio, ma i lavori vanno a rilento. “Il rischio – confida un funzionario di Palazzo Chigi – è che le regole arrivino quando ormai i danni saranno già visibili nella società e nell’economia”.
Tra imprese e cittadini, aspettative e paure
Le parole di Meloni trovano riscontro anche nel mondo economico. Federico Faggin, uno dei pionieri dell’informatica italiana, ha ribadito più volte che “l’AI non è solo un problema tecnico, ma anche etico e sociale”. Le aziende italiane, in particolare quelle del manifatturiero e dei servizi, stanno puntando su automazione e machine learning, ma chiedono regole chiare. “Ci servono norme certe”, ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, durante un convegno a Milano. Intanto, però, tra la gente cresce la diffidenza: un sondaggio SWG della scorsa settimana rivela che il 62% degli italiani teme che l’intelligenza artificiale possa portare a perdita di posti di lavoro.
Regole globali, ma tempi lunghi
Il problema non riguarda solo l’Italia. Negli Stati Uniti, la Casa Bianca ha appena varato nuove linee guida per uno sviluppo responsabile dell’AI, mentre in Cina il governo punta a diventare leader mondiale del settore entro il 2030. L’OCSE chiede ai Paesi membri di condividere dati e strategie per evitare derive incontrollate. “Serve una governance globale”, ha detto il commissario europeo al Digitale, Thierry Breton. Ma la diplomazia internazionale procede a passo lento.
Un futuro incerto tra opportunità e rischi
Nel frattempo, le applicazioni dell’intelligenza artificiale si moltiplicano: dalla sanità alla giustizia, dalla pubblica amministrazione alla sicurezza. Solo nell’ultimo anno, secondo l’ISTAT, gli investimenti italiani nel settore sono aumentati del 18%. Restano però domande aperte su privacy, trasparenza degli algoritmi e impatto sociale. “Non possiamo permetterci di inseguire la tecnologia”, ha ammesso Meloni. Eppure, in molti ambienti – da Montecitorio alle aziende – la corsa è già partita. E il traguardo sembra allontanarsi ogni giorno di più.
