Roma, 28 febbraio 2026 – La stabilità politica come chiave per far crescere l’Italia e guadagnare credibilità nel mondo: è questo il messaggio che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto rilanciare ieri in un’intervista a Bloomberg. Un momento delicato per il governo, alle prese con manovre economiche e tensioni interne, ma lei ha scelto di puntare tutto sulla continuità e sulla gestione attenta delle risorse pubbliche.
Meloni: “La stabilità ha fatto la differenza”
“La stabilità ha davvero fatto la differenza”, ha detto Meloni, mentre nel suo ufficio a Palazzo Chigi fuori il traffico e la pioggia animavano la città. La premier ha spiegato che il governo ha deciso di “concentrare le poche risorse disponibili e mantenere i conti in ordine”. Per lei, questo è un segnale di serietà che vale agli occhi dell’Europa e dei mercati.
Non è la prima volta che Meloni insiste su questo punto. Già qualche settimana fa, a Milano, parlando con gli imprenditori, aveva sottolineato che “la fiducia si costruisce passo dopo passo, con scelte responsabili”. Nell’intervista a Bloomberg, però, ha aggiunto un dettaglio importante: “Abbiamo pagato caro l’instabilità dei nostri governi”, riferendosi ai continui cambi di esecutivo che hanno segnato la storia recente del Paese.
Guardare avanti per ottenere risultati
Per Meloni serve uno sguardo più lungo per far funzionare davvero le cose. “Con un orizzonte più ampio, puoi mettere in atto una strategia senza dover buttare risorse per risultati immediati”, ha spiegato. In pratica, il governo punta a misure che non inseguono il consenso del momento, ma che porteranno frutti nel tempo.
“Ci vuole pazienza per vedere i risultati”, ha aggiunto, lasciando intendere che provvedimenti come il taglio del cuneo fiscale o gli investimenti in scuola e sanità si valuteranno solo negli anni a venire. Un messaggio chiaro sia per chi guarda da fuori, sia per chi in Italia aspetta risposte concrete.
Poche risorse, scelte nette
Il tema delle risorse limitate è tornato spesso nell’intervista. Meloni non ha nascosto le difficoltà: “Abbiamo dovuto fare delle scelte precise”, ha detto. La legge di bilancio varata a dicembre ha ricevuto critiche dall’opposizione per i tagli e la prudenza sugli investimenti, ma la premier difende la strada presa: “Meglio pochi interventi mirati che tanti provvedimenti che non servono a nulla”, avrebbe detto anche durante una riunione notturna di gennaio.
Fonti vicine al Ministero dell’Economia confermano che l’esecutivo ha preferito puntare su misure a sostegno di famiglie e imprese più colpite dall’aumento dei prezzi. “Non possiamo permetterci di sprecare soldi”, ha ribadito il ministro Giancarlo Giorgetti in una recente audizione parlamentare.
Reazioni diverse e il futuro
Le parole di Meloni hanno diviso le opinioni. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha riconosciuto “l’importanza della stabilità per attirare investimenti”, ma ha chiesto “più coraggio sulle riforme”. L’opposizione, in particolare il Partito Democratico, ha parlato di “politica dei piccoli passi”, giudicandola insufficiente per rilanciare l’economia.
Intanto, i dati macroeconomici restano sotto la lente. Secondo l’Istat, nel quarto trimestre 2025 il PIL è cresciuto dello 0,2%, meno di quanto ci si aspettava, ma comunque un segnale positivo rispetto alla stagnazione dell’Europa. Il governo punta che questa prudenza rafforzi la posizione italiana nei negoziati con Bruxelles sulla flessibilità dei conti.
Un segnale per gli investitori esteri
L’intervista a Bloomberg non è stata casuale. In questi mesi, l’esecutivo vuole rassicurare i mercati dopo le turbolenze dello scorso autunno. “Vogliamo mostrare che l’Italia è un Paese affidabile”, avrebbe detto Meloni ai suoi consiglieri economici. Sa bene che la fiducia degli investitori passa anche dalla stabilità politica e dalla capacità di mantenere gli impegni.
Solo così – sembra suggerire la premier – si potranno raccogliere i frutti di un governo meno agitato rispetto al passato. Dentro Palazzo Chigi, però, nessuno si illude che la strada sarà senza ostacoli. Ma una parola resta ferma: stabilità.
