Milei segna una svolta: approvata la riforma del lavoro in Argentina

Milei segna una svolta: approvata la riforma del lavoro in Argentina

Milei segna una svolta: approvata la riforma del lavoro in Argentina

Matteo Rigamonti

Febbraio 28, 2026

Buenos Aires, 28 febbraio 2026 – Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, il Senato argentino ha dato il via libera alla legge di riforma del lavoro voluta dal presidente Javier Milei. Una svolta che ha acceso il dibattito politico e sociale in tutto il Paese. La legge, chiamata “modernizzazione del lavoro”, porta con sé una serie di cambiamenti che, secondo i sindacati, rischiano di stravolgere i rapporti tra aziende e lavoratori. Milei, leader ultraliberista eletto nel 2023, ha definito la votazione “storica” e ha festeggiato sui social: “Abbiamo modernizzato il diritto del lavoro”, ha scritto su X poco dopo la fine della seduta.

La riforma che divide: cosa cambia davvero

Dopo settimane di scontri in Parlamento e proteste in strada, la nuova legge introduce più flessibilità nei contratti di lavoro. Tra le novità, spicca la possibilità di estendere la giornata lavorativa fino a 12 ore. I sostenitori sostengono che questa misura servirà a rendere più competitivo il mercato argentino. Ma non è tutto: la riforma prevede anche la riduzione delle indennità di licenziamento e permette alle imprese di frazionare le ferie dei dipendenti.

I sindacati, a partire dalla Confederación General del Trabajo (CGT), hanno reagito con durezza. “Si facilita il licenziamento e si limita di fatto il diritto di sciopero”, ha detto Héctor Daer, uno dei leader più noti. Un altro nodo caldo riguarda l’allargamento dei cosiddetti servizi essenziali, quei settori in cui lo sciopero è fortemente limitato per non interrompere attività fondamentali.

Milei esulta, i sindacati non ci stanno

Il presidente non ha perso tempo. “Abbiamo finalmente rotto le catene che bloccavano l’economia argentina”, ha scritto su X alle 2.15 della notte. Il governo assicura che la riforma porterà più posti di lavoro e attirerà investimenti dall’estero. “Era il momento di aggiornare le regole in un mondo che cambia”, ha spiegato la ministra del Lavoro, Sandra Pettovello, in conferenza stampa a Casa Rosada.

Le sigle sindacali, invece, annunciano battaglia e nuove proteste. “Non staremo a guardare mentre smantellano le tutele conquistate con anni di lotte”, ha detto Pablo Moyano della CGT davanti al Parlamento. Nella notte, centinaia di persone si sono radunate in Plaza del Congreso, con cori e striscioni contro il governo.

Cosa significa per lavoratori e aziende

Gli esperti del Ministero dell’Economia spiegano che la legge vuole tagliare il costo del lavoro e semplificare assunzioni e licenziamenti. L’orario fino a 12 ore dovrà essere concordato tra le parti, ma i sindacati temono che questo riduca la forza contrattuale dei lavoratori. La possibilità di dividere le ferie, dicono fonti governative, servirà a gestire meglio i turni. I rappresentanti dei lavoratori, invece, temono un peggioramento della salute fisica e mentale.

Per quanto riguarda le indennità di licenziamento, la nuova legge abbassa gli importi per chi perde il lavoro senza giusta causa. “È un passo indietro rispetto agli standard internazionali”, ha commentato l’avvocato del lavoro María Laura Vázquez su Radio Mitre.

Una riforma nel pieno della crisi

La riforma arriva in un momento delicato per l’economia argentina, che deve fare i conti con un’inflazione alta e un tasso di disoccupazione che, secondo l’Indec, si avvicina al 9%. Il governo punta a far ripartire gli investimenti e a fermare la fuga di capitali. Ma resta da vedere se queste nuove regole riusciranno davvero ad attirare imprese straniere senza scatenare nuove tensioni sociali.

Intanto, l’opposizione promette ricorsi alla Corte Suprema e nuove battaglie in Parlamento. “Non ci fermiamo qui”, ha detto il senatore peronista José Mayans. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la “modernizzazione” di Milei porterà i risultati sperati o se invece farà esplodere un nuovo ciclo di conflitti nel Paese.