Teheran, 28 febbraio 2026 – Nelle prime ore di oggi, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato l’avvio dell’Operazione “Truth Promise 4”, definita come risposta diretta all’“aggressione americano-sionista contro il territorio iraniano”. Poco dopo le 5 del mattino, un comunicato ha riferito di attacchi con missili e droni contro il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein, alcune basi americane in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, oltre a “centri militari e di sicurezza nel cuore di Israele”.
Attacco su più fronti: la mossa dell’Iran
Le prime notizie, diffuse dall’agenzia ufficiale IRNA e riprese dai media regionali, raccontano di una serie di lanci missilistici partiti dalla regione sud-occidentale dell’Iran poco dopo la mezzanotte. Fonti militari a Manama, la capitale del Bahrein, hanno confermato “movimenti anomali” vicino alla base navale americana di Juffair, senza però entrare nei dettagli su eventuali danni o vittime. “Abbiamo sentito almeno due forti esplosioni intorno alle 2:30”, ha raccontato al telefono un residente del quartiere Al-Fateh. La tensione resta alta: le autorità locali hanno intensificato i controlli agli ingressi delle installazioni militari.
Obiettivi nel Golfo e Israele nel mirino
Secondo le Guardie Rivoluzionarie, l’operazione ha colpito anche le basi americane di Al-Udeid in Qatar e Al-Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. Da Washington il Pentagono non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali. Un portavoce militare, contattato dalla CNN, ha parlato di “attacchi multipli in corso” e di “valutazioni in corso sui danni”. In Israele, sirene d’allarme sono scattate a Tel Aviv e vicino a Herzliya poco dopo le 3:00. “Abbiamo attivato tutte le procedure di emergenza”, ha spiegato un funzionario del Ministero della Difesa israeliano.
Il motivo dietro l’attacco
L’Iran motiva l’operazione come risposta a una serie di attacchi subiti nelle ultime settimane. Secondo Teheran, “elementi ostili legati agli Stati Uniti e a Israele” avrebbero colpito infrastrutture strategiche iraniane tra il 20 e il 25 febbraio, causando almeno 14 morti tra militari e civili. “Non potevamo restare in silenzio davanti a queste provocazioni”, ha detto il generale Hossein Salami, comandante delle Guardie Rivoluzionarie. La tensione nel Golfo è salita nelle ultime settimane, con continui scambi di accuse tra Iran e Stati Uniti su presunti sabotaggi e attacchi informatici.
Reazioni e primi bilanci
Al momento non ci sono dati ufficiali su vittime o danni materiali. Le autorità del Bahrein hanno chiesto calma alla popolazione, mentre il governo del Qatar ha convocato una riunione d’emergenza alle 7:00 locali. In Israele, il premier ad interim Yair Lapid ha chiesto “una risposta coordinata con gli alleati occidentali”. Dall’Unione Europea è arrivato un appello alla calma: “Seguiamo con preoccupazione gli sviluppi”, ha detto un portavoce della Commissione. Nel frattempo, sui social girano video non verificati che mostrano colonne di fumo vicino alle basi americane nel Golfo.
Cosa rischia il Medio Oriente
Per gli analisti regionali, l’Operazione “Truth Promise 4” segna un salto di qualità nella strategia iraniana: è la prima volta che vengono rivendicati attacchi simultanei contro obiettivi statunitensi e israeliani in tre paesi diversi. “La situazione potrebbe peggiorare rapidamente se non si trova una via diplomatica”, ha spiegato alla BBC l’esperto di sicurezza Karim Sadjadpour. Le Guardie Rivoluzionarie hanno avvertito che “gli attacchi missilistici continueranno” e che presto arriveranno nuovi dettagli. Intanto, le principali compagnie aeree hanno sospeso i voli da e per il Golfo Persico fino a nuovo ordine.
La comunità internazionale resta in allerta. Solo nelle prossime ore si potrà capire davvero l’entità degli attacchi e se si stia aprendo un nuovo fronte in un Medio Oriente già fragile.
