Pulcini: quando suoni e forme si intrecciano come negli esseri umani

Pulcini: quando suoni e forme si intrecciano come negli esseri umani

Pulcini: quando suoni e forme si intrecciano come negli esseri umani

Matteo Rigamonti

Febbraio 28, 2026

Padova, 28 febbraio 2026 – Anche i pulcini, proprio come noi, associano suoni inventati a forme astratte. È questa la sorprendente scoperta messa nero su bianco da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e pubblicata sulla rivista Science. Lo studio ha coinvolto pulcini di appena tre giorni e, guidato da Maria Loconsole, dimostra che il cosiddetto “effetto bouba-kiki” non è un’esclusiva degli esseri umani, ma può essere presente anche in altre specie. Un risultato che apre nuovi orizzonti sulla natura percettiva del linguaggio.

Pulcini e suoni: la sfida del laboratorio

Nel laboratorio di Psicologia generale dell’ateneo veneto, i pulcini appena schiusi sono stati messi alla prova con una serie di test molto semplici, ma rivelatori. In totale, ogni piccolo uccello ha affrontato 24 esperimenti in ordine casuale. In ogni prova, un altoparlante diffondeva il suono “bouba” oppure “kiki”. Di fronte al pulcino, due pannelli: uno morbido e tondeggiante, l’altro spigoloso e appuntito.

Il risultato è stato chiaro. Al suono “kiki”, i pulcini preferivano la forma appuntita, mentre con “bouba” sceglievano quella rotonda. Un comportamento che ricorda molto quello osservato negli adulti e nei bambini umani. “Non serve un cervello fatto per il linguaggio umano per fare queste associazioni”, spiega Loconsole, sottolineando che si tratta probabilmente di un meccanismo percettivo di base, condiviso da molte specie.

Effetto bouba-kiki: dall’esperimento del 1929 ai pulcini di oggi

L’effetto bouba-kiki è stato descritto per la prima volta nel 1929 dallo psicologo Wolfgang Köhler. Ai partecipanti veniva chiesto di abbinare due parole inventate – “bouba” e “kiki” – a due forme astratte: una rotonda e una appuntita. La maggior parte delle persone tendeva a legare “bouba” alla forma morbida e “kiki” a quella spigolosa.

Negli ultimi vent’anni, altri studi hanno suggerito che questa associazione potesse essere innata, osservandola anche in bambini molto piccoli. Ma rimaneva un dubbio: queste associazioni sono davvero innate o si imparano subito dopo la nascita, magari per imitazione o esposizione all’ambiente? Per chiarirlo, i ricercatori di Padova hanno scelto di lavorare con pulcini appena nati, senza alcuna esperienza precedente con suoni o forme artificiali.

Cosa ci dice questo sul linguaggio

Questo studio è un passo avanti importante per capire come una predisposizione comune possa aver influenzato la nascita del linguaggio umano”, spiegano i ricercatori. Il fatto che anche animali lontani da noi, come i pulcini, mostrino lo stesso tipo di associazione fa pensare a meccanismi percettivi universali, probabilmente condivisi da molte specie.

Gli studiosi precisano però che non si tratta di una prova di capacità linguistiche nei pulcini, ma piuttosto di una sensibilità spontanea a collegare suoni e forme in modo simile a quello degli umani. Un dato che potrebbe aiutare a capire quali sono le radici evolutive della comunicazione simbolica.

Dove si va da qui: idee e reazioni

La pubblicazione su Science ha acceso l’interesse della comunità scientifica internazionale. Molti esperti parlano di risultati “stimolanti” per lo studio dell’evoluzione del cervello e del comportamento. Secondo Giorgio Vallortigara, neuroscienziato dell’Università di Trento non coinvolto nella ricerca, “che animali così giovani e lontani da noi mostrino l’effetto bouba-kiki fa pensare che certi principi percettivi siano davvero profondi”.

Il prossimo passo, dicono i ricercatori di Padova, sarà vedere se associazioni simili si trovano anche in altre specie e in situazioni diverse. Solo così si potrà capire quanto è diffusa questa predisposizione e quale ruolo ha giocato nello sviluppo della comunicazione.

Per ora, nei laboratori di Padova, i piccoli pulcini – ignari di essere al centro di una scoperta che riguarda tutti noi – continuano a scegliere tra forme e suoni. E forse, senza saperlo, ci stanno raccontando qualcosa sulle radici più profonde del nostro modo di parlare.