New York, 28 febbraio 2026 – Una nuova speranza nella lotta contro i tumori solidi arriva da una terapia cellulare sperimentale chiamata Hit (Hla-independent T cell). Nei primi test in laboratorio, questa tecnica ha cancellato completamente tumori di rene, pancreas e ovaio nei topi. Il risultato, pubblicato oggi su Science dal team della Columbia Initiative in Cell Engineering and Therapy (Cicet) di New York, guidato da Michel Sadelain, potrebbe essere un punto di svolta per trattamenti più efficaci su quei tumori che finora hanno resistito anche alle cure più avanzate.
Dal sangue ai tumori solidi: la sfida delle cellule Hit
Le terapie con cellule Car-T hanno cambiato radicalmente la cura di molti tumori del sangue. Si tratta di linfociti T modificati in laboratorio per riconoscere e distruggere le cellule malate. Ma, come spiega Sadelain, “nei tumori solidi la situazione è molto più complicata: le cellule sono diverse tra loro e quasi mai hanno un unico bersaglio molecolare”. Per esempio, nelle leucemie la molecola CD19 è molto diffusa sulle cellule tumorali, e questo ha permesso di sviluppare terapie mirate. Nei tumori solidi, però, questa strada sembrava chiusa.
Il CD70: il bersaglio che mancava
Il gruppo di ricerca del Cicet ha trovato una possibile soluzione: alcuni tipi di tumori solidi esprimono la molecola CD70. “Tutte le cellule tumorali che abbiamo analizzato la mostrano, anche se a livelli molto bassi”, spiega Sadelain. Questo dettaglio aveva finora impedito di usarla come bersaglio. Le tradizionali cellule Car-T riescono infatti a riconoscere solo cellule con una forte presenza della molecola. Le nuove cellule Hit, invece, sono state create per essere molto più sensibili: colpiscono anche quando la quantità di CD70 è minima.
Test sui topi e cosa ci aspetta
Nei test sui topi, le cellule Hit contro il CD70 hanno cancellato del tutto i tumori di pancreas, rene e ovaio, senza intaccare i tessuti sani. “Abbiamo visto sparire completamente le masse tumorali nei topi trattati”, racconta uno degli scienziati coinvolti. Se questo si confermerà anche negli esseri umani, potrebbe cambiare radicalmente il modo di curare questi tumori.
Il prossimo passo è la sperimentazione sull’uomo. Il team ha già in programma i primi test al Columbia University Irving Medical Center. “Siamo cautamente ottimisti”, dice Sadelain, “ma serve ancora molta strada prima di poter parlare di un uso diffuso”.
Potenziale per tanti altri tumori
I primi studi indicano che questa terapia potrebbe funzionare anche su almeno altre 20 forme di tumore, tra cui il temuto glioblastoma e l’adenocarcinoma del pancreas. Il segreto sta nella capacità delle cellule Hit di riconoscere bersagli poco visibili, quelli che finora sono sfuggiti alle terapie tradizionali.
“Se i risultati verranno confermati negli studi clinici”, sottolinea Sadelain, “potremmo avere uno strumento potente contro molti tumori per cui oggi le opzioni sono scarse”.
Attenzione e speranze per il futuro
Gli esperti però invitano a non correre troppo. Finora i dati sono solo su modelli animali e serviranno altre prove per capire bene sicurezza ed efficacia nell’uomo. “È un passo avanti importante”, commenta un oncologo italiano contattato da alanews.it, “ma la strada per una cura alla portata di tutti è ancora lunga”.
La comunità scientifica segue con attenzione i prossimi sviluppi. Solo allora si capirà se le cellule Hit saranno davvero una svolta nella cura dei tumori solidi o resteranno una promessa da laboratorio. Nel frattempo, la ricerca va avanti – tra speranze reali e la consapevolezza che ogni progresso si costruisce passo dopo passo, con rigore.
