Scoperte sorprendenti: il campo magnetico primordiale nei vuoti tra le galassie

Scoperte sorprendenti: il campo magnetico primordiale nei vuoti tra le galassie

Scoperte sorprendenti: il campo magnetico primordiale nei vuoti tra le galassie

Giada Liguori

Febbraio 28, 2026

Roma, 28 febbraio 2026 – Per la prima volta sono state trovate tracce del campo magnetico primordiale dell’universo nei grandi vuoti cosmici tra le galassie. A svelarle è stato il lampo di raggi gamma più potente mai registrato, il GRB 221009A, che ha raggiunto la Terra il 9 ottobre 2022. La scoperta, in arrivo sulla rivista Physical Review D, è frutto di un team internazionale guidato da Lea Burmeister dell’Università di Amburgo, con la partecipazione di ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Il lampo che ha acceso i vuoti dell’universo

Il GRB 221009A, con un picco di energia da 12 milioni di elettronvolt, ha regalato agli scienziati un’opportunità unica: la sua potenza ha letteralmente illuminato i vuoti intergalattici, quelle enormi zone quasi vuote dove la materia scarseggia. È proprio in questi spazi, secondo i primi studi, che si nascondono le tracce dei campi magnetici originari dell’universo, un mistero ancora tutto da sciogliere per la cosmologia.

“Quando una luce così intensa attraversa lo spazio tra le galassie – spiega Paolo Da Vela dell’INAF di Bologna, coautore dello studio – crea una cascata di particelle cariche. Se in quei vuoti esiste anche un campo magnetico, anche se debolissimo, le particelle cambiano percorso. E questa deviazione possiamo misurarla”.

Come hanno fatto e cosa hanno scoperto

Per ottenere questi risultati, il gruppo si è affidato alle osservazioni del telescopio spaziale Fermi della NASA, a cui l’Italia partecipa in modo attivo. Grazie all’analisi, gli scienziati hanno fissato il limite più basso mai misurato sull’intensità dei campi magnetici intergalattici: almeno 25 miliardesimi di miliardesimi di gauss. Un numero minuscolo, quasi impossibile da immaginare se si pensa che il campo magnetico terrestre è circa 20 milioni di miliardi di volte più forte.

“È un vero record – sottolinea Da Vela – per la precisione con cui siamo riusciti a sondare questi campi. I nostri dati impongono un limite che dovranno tener conto tutti i modelli sull’evoluzione dell’universo”.

Il grande enigma dei campi magnetici cosmici

L’origine dei campi magnetici a grande scala nell’universo resta un enigma. Le ipotesi principali dicono che si siano formati subito dopo il Big Bang, ma misurarli direttamente è sempre stato difficile, soprattutto per la loro debolezza e per la vastità degli spazi intergalattici.

Gli autori spiegano che il lampo GRB 221009A ha fatto da “faro” naturale, mettendo in luce fenomeni altrimenti invisibili. “Abbiamo colto un’occasione rara – racconta uno dei ricercatori italiani – e solo ora possiamo iniziare a capire quanto siano diffusi questi campi magnetici nei vuoti cosmici”.

Un lavoro di squadra con lo sguardo al futuro

Lo studio è il risultato della collaborazione tra l’Università di Amburgo, l’INAF (Bologna e Roma) e l’INFN di Trieste. Un lavoro che, dicono gli stessi scienziati, “è stato possibile solo grazie all’uso combinato di strumenti spaziali avanzati e competenze diverse”.

Le conseguenze sono importanti: conoscere l’intensità e la distribuzione dei campi magnetici primordiali aiuta a capire meglio come si sono formate le strutture dell’universo e le galassie. “Siamo solo all’inizio – ammette Burmeister – ma ogni nuova misura ci porta più vicino a risolvere uno dei grandi misteri del cosmo”.

Per ora, il lampo GRB 221009A resta un evento unico. Ma i ricercatori sono già al lavoro per scovarne altri simili e migliorare i metodi di rilevamento. Aspettando il prossimo segnale dallo spazio profondo che possa svelarci qualcosa in più sulle origini dell’universo.